Quella del Tardini è stata la partita delle prime volte per il Como: primo 0-0 stagionale e, soprattutto, primo 0-0 dal ritorno in Serie A. Da quando la squadra di Fabregas è tornata nel massimo campionato dopo 21 anni di attesa, infatti, non si era mai registrato un pareggio a reti inviolate: spesso risultati di misura, vittorie o sconfitte per 1-0, ma mai una gara senza gol.
A Parma, invece, il match è rimasto bloccato. Una sfida che, pur senza reti, non ha lesinato emozioni, soprattutto lato emiliano. La squadra di Cuesta ha confermato la consueta solidità difensiva e ha messo alle corde il Como in diverse situazioni, creando occasioni realmente pericolose. Solo i legni e un Jean Butez ancora una volta affidabilissimo hanno evitato il ko: decisiva in particolare la parata su Del Prato negli ultimi dieci minuti, da distanza ravvicinata.
Non è stata una prestazione brillante quella del Como, tutt’altro, soprattutto se rapportata all’andamento delle ultime partite ed a quanto mostrato contro la Juventus: forse la miglior gara della gestione Fabregas, o certamente una delle migliori. Il tecnico spagnolo ha confermato il 3-5-1-1 visto contro i bianconeri, con Nico Paz alle spalle dell’unica punta Alvaro Morata. A centrocampo un terzetto di qualità composto da Perrone, Caqueret e Da Cunha, con Vojvoda ed Alberto Moreno esterni a tutta fascia. Una scelta anche dettata dagli uomini contati sugli esterni offensivi, vista l’assenza per squalifica di Jesús Rodríguez (tornerà mercoledì) e le condizioni non ancora al 100% di Assane Diao e Kuhn, poi comunque subentrati nella ripresa.
Proprio il rientro in campo dopo mesi di assenza di Diao rappresenta la miglior notizia per il Como in questa trasferta ducale. L’esterno non è apparso brillante, com’era prevedibile dopo lo stop, ma il suo graduale ritorno può cambiare i piani offensivi di Fabregas. Non solo l'ex Betis, però, è apparso arrugginito: anche Nico Paz, a sorpresa, è stato uno dei meno ispirati tra i lariani. Ben contenuto dalla marcatura asfissiante di Mandela Keita, preparata ad hoc da Cuesta, l’argentino non ha trovato i lampi di classe che di solito illuminano la manovra offensiva del Como. Se ci si pensa, è emblematico che il Como in questa stagione non abbia segnato solo nelle due trasferte in Emilia, nonchè nelle due gare più sottotono nella stagione della sua stella: anche a Bologna, infatti, Paz era apparso fuori partita.
Questo alimenta la narrazione di qualcuno secondo cui il Como sarebbe troppo “Nico Paz-dipendente”. Una tesi che, a nostro avviso, lascia il tempo che trova: è evidente che l’argentino sia il giocatore più forte della rosa, senza dubbio tra i più forti dell’intera Serie A, e che il suo impatto sia spesso determinante. Non per questo, però, il Como può essere considerato prigioniero delle sue giocate. Il vero limite emerso fin qui è la poca freddezza sotto porta, sabato in primis. Morata e Douvikas sono attaccanti capaci di dialogare, di lavorare spalle alla porta, ma non rappresentano i classici rapaci d’area in grado di capitalizzare ogni mezzo pallone. Con soli due veri uomini offensivi nell’undici iniziale (Morata e Nico Paz appunto), le soluzioni per far male al Parma sono state inevitabilmente ridotte.
Il ritorno di Jesús Rodríguez dalla prossima giornata, quello di Kuhn che potrebbe tornare titolare, ed il progressivo reinserimento di Diao possono restituire al Como quella brillantezza offensiva mostrata nella parte finale della scorsa stagione e in diversi tratti di questa. È proprio la continuità il tassello mancante per trasformarsi in una vera contender per la Champions League, in un torneo dove costanza e solidità sono virtù per pochi.
La vittoria non è arrivata, ma resta un dato importante: il Como ha perso una sola partita finora, mentre alcune big — Juventus e Inter su tutte — ne contano già tre. Anche le attuali capoliste, Napoli e Roma, così come il Milan, hanno già rimediato almeno una sconfitta. A dimostrazione che la continuità di risultati è una virtù rara in una Serie A così equilibrata e che vede la squadra di Fabregas al sesto posto in solitaria.
Dunque nessun allarme: un pareggio a Parma si prende e va archiviato guardando subito avanti. All’orizzonte c’è un Verona tutt’altro che remissivo, reduce a sua volta da un pareggio contro il Cagliari e che si presenterà in campo al Sinigaglia mercoledì alle 18.30 contro un Como che avrà intenzione di ritrovare ciò che ha lasciato tra le mura amiche contro la Juventus: gol e 3 punti.
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