Se il Como da questa partita doveva ricevere un primo messaggio sul proprio stato di maturità, come aveva detto Fabregas in conferenza alla vigilia, beh per il momento questo esame è rinviato. Al cospetto di una big, nel momento di massima forma, il Como è incappato in una caduta rovinosa che restituisce un quadro chiaro: il processo di crescita c'è e si vede, ma non si è ancora al livello delle prime della classe. Non che il Como dovesse giocarsi lo scudetto, come ha fantasticato qualcuno, o entrare in zona Champions, ma è comunque una squadra competitiva, che è migliorata molto rispetto allo scorso anno (+14 punti rispetto allo stesso percorso dell'anno scorso prima di questa partita) ed era giusto ottenere risposte in un big match contro una candidata allo scudetto e abituata ad arrivare in fondo in Champions. Insomma di pane ne devono ancora mangiare i ragazzi di Fabregas, che finora in campionato non avevano mai subito più di una rete a partita, e che ieri ne hanno incassate 4 senza segnarne nessuna.
Coraggioso il tecnico spagnolo a tenere fede al proprio credo calcistico anche in casa dell'Inter, in una lotta ancora impari sul piano dei valori tecnici in campo, contando sulla freschezza e la sfrontatezza dei tanti ragazzi giovani in campo, ma alla fine ha prevalso l'esperienza dell'Inter. Troppo propositiva la squadra biancoblu, troppo alti i terzini Valle e Posch, l'Inter è andata a nozze negli spazi prendendo in infilata una difesa troppo in affanno. Fabregas lo sa e lo ha detto negli spogliatoi "cosa avrei dovuto fare, coprirmi per non subire altri gol? No, meglio prendere una lezione così che ci faccia crescere". Insomma un rischio calcolato, una decisione di continuare a giocare all'attacco voluta perché i propri ragazzi imparino da questa esperienza. Perdere 1, 2 e 4 a zero per Fabregas fa poca differenza, conta il modo in cui si interpreta la gara.
E il Como l'ha interpretata male nel primo tempo: troppo divario tecnico, troppa incapacità di costruire qualcosa di concreto davanti, troppi spazi in contropiede, Nico Paz e Perrone ingabbiati dai centrocampisti dell'Inter che poi ripartivano subito in contropiede. Qualcosa è cambiato nella ripresa, Fabregas ha cambiato tutta la catena di destra e impartito nuovi dettami ai suoi, soprattutto gli ha infuso più coraggio perché il Como ha cominciato a giocare: Paz ha cominciato a servire assist, Douvikas si è mangiato un gol solo da spingere dentro, Valle di testa ha sfiorato il gol, insomma si è rivisto un Como volitivo in avvio di ripresa. Fino al gol fortunoso di Thuram, una palla di Dimarco che da corner gli è sbattuto addosso ed è entrata in porta. Una beffa che ha spento ogni velleità di rimonta dei lariani che nel finale sono crollati, prendendo anche il 4-0 senza opporre alcuna resistenza.
Como che incappa nella seconda sconfitta stagionale, che resta in zona Europa, e a saperlo a inizio campionato ci si sarebbe messa la firma. Una sconfitta pesante ma che ci può assolutamente stare e che, come ha detto Fabregas, può far bene a questa squadra e può far crescere. Guai infatti a pensare di essere già arrivati e già pronti per altri palcoscenici: la squadra ha qualità ma è giovane, deve formarsi sia a livello di collettivo sia di esperienza, il futuro resta roseo e sicuramente il Como potrà togliersi soddisfazioni in questa stagione. Ma intanto porta a casa una sconfitta da cui bisogna imparare e non deprimersi.
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