È stata una domenica pomeriggio dalle mille emozioni quella del Sinigaglia, dove Como e Atalanta si sono fermate sullo 0-0 in un derby lombardo molto atteso e che, a tutti gli effetti, valeva come uno scontro diretto per la corsa ai piazzamenti europei. Sesto posto per i lariani, settimo per i bergamaschi, cinque punti di distanza in classifica.
Il Como ha mostrato una superiorità evidente, favorita dalla superiorità numerica maturata già al 7’, quando Ahanor (fallo di reazione su Perrone) ha lasciato l’Atalanta in dieci uomini. Da quel momento la squadra di Palladino è stata costretta ad abbassare il baricentro, difendendo con un blocco basso e affidandosi quasi esclusivamente alle ripartenze. Il Como, invece, ha preso il controllo totale della partita.
Le uniche azioni pericolose dell’Atalanta sono nate da qualche contropiede guidato dalla velocità di Sulemana, sempre però ben contenuto dalla difesa lariana. Per il resto, è stato un assedio continuo della squadra di Fabregas, che ha spinto per tutti i 90 minuti alla ricerca di un gol che, per un mix di sfortuna e mancanza di freddezza sottoporta, non è mai arrivato. Un dato in controtendenza rispetto alle ultime settimane, quando il Como ha segnato 12 gol in 3 partite. Invece, contro l’Atalanta, la palla non ha voluto proprio entrare.
Lo ha sottolineato anche Fabregas nel post-partita: ci sono gare che non hanno bisogno di grandi analisi e questo è il caso. Il Como ha provato tutto, producendo numeri impressionanti: 28 tiri totali contro i 6 dell’Atalanta, 9 conclusioni nello specchio, 79% di possesso palla. Un dominio certificato anche dagli expected goals: 5.05 xG, il dato più alto registrato in Italia dal 2010. A negare la vittoria al Como è stato soprattutto Carnesecchi, protagonista di una partita monumentale. Il portiere atalantino ha risposto presente a ogni tentativo lariano.
Tra i più attivi in fase offensiva spicca Jacobo Ramon, incredibilmente propositivo pur partendo da difensore centrale. Sei conclusioni tentate, cinque grandi occasioni create, continue incursioni in area avversaria: è stato, insieme a Douvikas, il giocatore che più si è avvicinato alla rete del vantaggio. Ma anche per lui, come per tutto il Como, la porta è rimasta stregata. Il momento clou della partita, quindi, è arrivato al 97’: Nico Paz si è preso la responsabilità di calciare un rigore pesantissimo: per sbloccare la gara, per sbloccare sé stesso dal dischetto, per regalare al Como tre punti che avrebbero avuto un peso enorme. Il tiro, però, è stato neutralizzato dal solito Carnesecchi. Terzo rigore sbagliato su tre con la maglia lariana. Stavolta, però, il peso è stato diverso, come hanno raccontato le lacrime dell’argentino a fine gara.
Importante, però, sottolineare la reazione di Fabregas. Senza neppure attendere le domande dei giornalisti, il tecnico ha difeso il suo giocatore, ribadendo un concetto chiave: i giovani devono poter sbagliare. Nico Paz resta un campione, e il coraggio di prendersi una responsabilità così grande in un momento così delicato va riconosciuto, non condannato. Il rammarico per non aver capitalizzato una prestazione tanto dominante resta ed è inevitabile. Ma resta intatta anche la consapevolezza del percorso di crescita di cui Fabregas parla da mesi.
Ora dieci giorni di stop, complice il rinvio della sfida di San Siro contro il Milan. Tempo utile per lavorare in vista dei quarti di finale di Coppa Italia contro il Napoli, un appuntamento storico per i Lariani.
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