Non riesce neppure all’Olimpico l’impresa al Como, dove la vittoria mancava dal 1950, esattamente come a San Siro contro l’Inter. La trasferta nella capitale si è rivelata complessa, soprattutto sul piano offensivo, mentre sul fronte difensivo sono arrivati segnali incoraggianti. La squadra di Cesc Fabregas è infatti riuscita a limitare la Roma a una sola rete, siglata da Wesley con un bel destro in diagonale, pur concedendo diverse occasioni ai giallorossi, neutralizzate da un Butez attento e reattivo.
A protezione del portiere francese non ha quindi sfigurato la coppia centrale formata da Kempf e Ramon, solida e concentrata, ritrovando quella compattezza che era invece mancata a San Siro, quando in campo c’era anche Diego Carlos. Da questo punto di vista, dunque, il Como torna da Roma con qualche certezza in più. Restano evidenti, però, i problemi in fase offensiva.
Zero gol anche all’Olimpico, ma più che il dato in sé a preoccupare è stata la difficoltà nel creare vere occasioni da rete. La scelta di Fabregas di schierare Nico Paz come falso nueve per provare a togliere riferimenti alla difesa romanista, non ha prodotto gli effetti sperati. Anzi, ha finito per mettere maggiormente in difficoltà il Como stesso, incapace di trovare sbocchi centrali e soluzioni offensive di rilievo. Nel primo tempo, al netto di un contropiede pericoloso di Diao — poi costretto ad abbandonare il campo per infortunio — e di qualche fiammata di Addai sulla destra, i lariani non sono mai riusciti a rendersi realmente pericolosi, se non con sporadiche conclusioni velleitarie dalla distanza.
L’ingresso di Douvikas ha scaturito qualche scintilla in più: il greco ha avuto una grande occasione allo scadere del primo tempo, anticipato in uscita da Svilar, che ad inizio ripresa ha costretto nuovamente ad un intervento su un tiro incrociato a mezza altezza. Dopo il vantaggio della Roma, il Como ha provato a spingere nel finale, trovando due buone opportunità con Posch, che però si è trovato davanti al portiere serbo senza riuscire a concretizzare. Parliamo però di un terzino adattato a centrocampo, mentre dagli attaccanti non sono nate situazioni pericolose neanche nel momento di massimo sforzo offensivo.
Di fatto, l'unico ad aver messo in difficoltà la Roma è stato il subentrante Jesus Rodriguez, grazie alla sua velocità sulla corsia sinistra, anche se a fasi alterne. Un quadro che conferma come il Como, in questo momento, faccia fatica a trovare soluzioni offensive realmente efficaci. La scelta di non partire con Douvikas, nonostante l’assenza di Morata e quindi di una prima punta di ruolo, è un segnale chiaro. Evidentemente Fabregas cerca dal suo centravanti caratteristiche diverse rispetto a quelle di Tasos. Se però Morata non incide ed il greco, quando gioca, ha spesso fatto meglio dello spagnolo, allora è evidente come il problema dell’attacco sia strutturale.
Chiudere questo ciclo di ferro con due sconfitte contro Roma e Inter non è un dramma, come ha sottolineato lo stesso Fabregas: il Como probabilmente non è ancora pronto per vincere all’Olimpico e a San Siro, ma da queste partite può comunque trarre indicazioni preziose. Da Roma i lariani si portano a casa una maggiore consapevolezza difensiva e la conferma che, nel mercato di gennaio, il reparto avanzato avrà bisogno di interventi mirati.
Chiudiamo con due postille: la prima riguarda l’infortunio di Diao, arrivato in un momento particolare, dopo le polemiche sulla convocazione in nazionale e il racconto di Fabregas di un confronto poco amichevole con il CT del Senegal. Un infortunio muscolare che potrebbe addirittura pregiudicare la presenza del numero 38 nella imminente Coppa d’Africa. Tutta l’attenzione sarà quindi rivolta agli esami strumentali che stabiliranno l’entità del problema.
La seconda è un’immagine che vale più di tante parole: Fabregas che, dopo il fischio finale, va direttamente a chiarire con Gianluca Mancini, intervenendo a difesa di Jacobo Ramon dopo le tensioni in campo. Un gesto da leader, quasi paterno, che racconta molto del rapporto tra il tecnico ed il gruppo, che ora non deve perdere fiducia dopo due sconfitte contro avversari di alto livello.
Da qui il Como dovrà ripartire, con consapevolezza, convinzione e rabbia. Il prossimo appuntamento è fissato per il 27 dicembre a Lecce, dove Fabregas non sarà in panchina per squalifica. Un campo che rievoca bei ricordi recenti e nel quale i lariani vorranno ritrovare gol, punti e mandare un segnale chiaro: la zona Europa resta lì, a portata di mano. E in un campionato così equilibrato, spesso bastano due vittorie per riassestare la classifica, che resta comunque molto positiva.
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