È arrivata contro il Milan di Massimiliano Allegri la prima sconfitta casalinga del Como in campionato. Al Sinigaglia, nel recupero della sedicesima giornata, i rossoneri si sono imposti per 1-3, ma il risultato non racconta fino in fondo una gara che ha visto i lariani uscire dal campo a testa alta, protagonisti di una prestazione di ottimo livello.
La delusione di Cesc Fabregas nel post-partita è stata evidente. Non tanto per il k.o. di per sè, quanto per il mancato cinismo nel trasformare una prova dominante in un risultato positivo. Il primo tempo del Como, infatti, è stato probabilmente il migliore della stagione: controllo del gioco, gestione dei ritmi, qualità nel palleggio e una netta superiorità nelle occasioni create. Il vantaggio è arrivato al 10’, con il colpo di testa vincente di Marc Kempf sul cross preciso di Martin Baturina, la nota lieta della serata per i lariani. Il croato è stato protagonista assoluto della manovra sulla sinistra, creando superiorità e linee di passaggio continue, risultando decisivo anche in una posizione non naturale per lui.
Dopo oltre quaranta minuti di dominio, però, al Milan è bastata una singola fiammata per rientrare in partita. Recupero alto di Saelemaekers, inserimento di Adrien Rabiot in area e calcio di rigore conquistato. Dal dischetto Nkunku ha pareggiato: Butez ha intuito la traiettoria, ma il pallone gli è scivolato sotto la schiena, finendo in rete. Un episodio che ha inciso sull’inerzia emotiva della gara. Il Como non ha accusato immediatamente il colpo. Anche in avvio di ripresa i lariani hanno continuato a spingere, creando occasioni e tenendo alto il baricentro.
Alla distanza, però, è emersa tutta l’essenza del calcio di Allegri: compattezza, attesa e lampi improvvisi. Una ripartenza guidata da Leão ha portato al gol del sorpasso firmato da Rabiot, bravo a colpire in area con un sinistro preciso a incrociare. Il centrocampista francese si è quindi ripetuto nel finale, siglando la doppietta personale stavolta con un mancino forte ed insidioso, freddando un Butez nell'occasione in ritardo sul primo palo.
Resta quindi il rammarico del Como e di Fabregas perchè la prestazione nel mezzo c’è stata. Ai lariani è mancata la cattiveria sotto porta, la freddezza nel capitalizzare la grande mole di gioco prodotta. I due pali colpiti da Nico Paz raccontano di sfortuna, ma anche di quella poca precisione che spesso può fare la differenza in negativo nei big match. Allo stesso modo, la prova opaca di Douvikas conferma la necessità del Como di trovare un attaccante che sappia incidere contro avversari di alto livello, riaprendo il tema di un finalizzatore capace di trasformare in gol le tante occasioni costruite.
Nonostante la sconfitta il Como non deve disperare. Il sesto posto resta saldo, la classifica continua a sorridere e il percorso di crescita è evidente. Ora la sfida sarà imparare a essere più cinici, più spietati, soprattutto contro le grandi. Il prossimo banco di prova sarà l’Olimpico contro la Lazio, un campo dove lo scorso anno i lariani disputarono una delle migliori prestazioni stagionali senza riuscire a vincere. L’obiettivo stavolta sarà trasformare la qualità in punti, perché il sogno europeo resta vivo.
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