Lunga intervista del portiere Jean Butez al sito ufficiale del Como. Il portiere si è raccontato partendo dal trasferimento in Italia.

“Il mio trasferimento in un altro paese è andato bene. Avevo bisogno di un cambio di scenario, di ambiente, di scoprire una nuova cultura, anche se vicina a quella francese. Io e la mia famiglia avevamo bisogno di scoprire qualcosa di nuovo e quale posto migliore del Lago di Como per crescere sia come famiglia sia calcisticamente dentro un progetto sportivo entusiasmante. Per me è stata una vera opportunità poter partire verso la novità.”

“Gli anni in Francia sono stati molto importanti per la mia crescita, anche perché a Lille ho trascorso dagli 8 ai 21 anni. E’ stato un periodo caratterizzato da tanto apprendimento e molti momenti importanti, nelle giovanili e attraverso incontri cruciali durante la mia carriera. A Lille ho incontrato persone con cui sono ancora in contatto oggi, perché mi hanno aiutato a diventare il calciatore e l’uomo che sono adesso.”

“Il passaggio dalla Francia al Belgio è stato molto naturale, era importante per me giocare da numero uno in prima squadra. È stata una vera opportunità restare vicino alla Francia e poter giocare, a 22 anni, nella prima divisione belga. Ho imparato molto. Dal punto di vista sportivo è stato un percorso di apprendimento molto veloce che mi serve tutt’oggi. Ci sono stati momenti piuttosto difficili in cui ho vissuto tante cose: errori, un cartellino rosso, sbagliare sul campo. Questa esperienza oggi mi permette di essere più forte, sapere affrontare mentalmente le partite con più tranquillità e serenità e saper gestire bene i momenti difficili.”

“A livello personale è stato anche molto profondo perché in Belgio mi sono sposato. Ho sposato Marion, che è mia moglie da diversi anni ormai. E poi, sempre in Belgio, ad Anversa, l’arrivo dei nostri figli. Quelli sono i momenti più importanti della mia vita. Penso che Anversa resterà sempre una città molto speciale per me, dopo quello che abbiamo vissuto come famiglia e, ovviamente, anche a livello sportivo, ma soprattutto a livello personale. E’ una città che mi ha permesso di crescere, di conoscere il senso di responsabilità da padre, un aspetto che mi permette di essere più sereno, più calmo in porta e di essere un uomo realizzato ogni giorno con i miei figli intorno.”

“Una serata con mia moglie senza calcio e senza bambini oggi è molto rara. Cerchiamo di concederci ogni tanto del tempo insieme per andare al ristorante o passare una serata solo noi due, perché per una coppia è molto importante avere questi momenti. A dire il vero, non mi capita spesso di andare al cinema in Italia, ma in Francia ci piaceva molto andare a vedere un film, fare una bella cena al ristorante e poi chiacchierare davanti a un drink. Poter avere tempo senza telefoni, senza bambini e vivere veri momenti di qualità insieme, è questo che conta di più. Ci siamo conosciuti prima di avere figli e, anche se oggi siamo una famiglia e amiamo i nostri bambini più di ogni altra cosa, bisogna anche sapersi ritrovare senza di loro. È sempre molto piacevole. Quindi penso che sarebbe molto semplice: un bel film al cinema, un buon ristorante e una bella conversazione davanti a un drink. Questa è la serata perfetta, credo.”

Il resto dell'intervista si può leggere QUI.

Sezione: Focus / Data: Gio 29 gennaio 2026 alle 20:20 / Fonte: Comofootball.com
Autore: Redazione TuttoCalcioComo
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