Settantatré anni. Tanto è durata l’attesa del Como per tornare a vincere una partita allo Stadio Olimpico di Roma sponda biancoceleste. Era il 26 marzo 1952 quando i lariani espugnarono il fortino laziale per 1-2; da allora, più di mezzo secolo di digiuno prima di rivedere il Como trionfare nella capitale. Un’attesa spezzata ieri con una vittoria storica, perentoria e senza appello: 0-3 alla Lazio. Un successo che racconta di una prestazione dominante ed una gestione della partita da big.
I protagonisti, su tutti, sono stati due: Nico Paz e soprattutto Martin Baturina. Ed è proprio dal croato che vale la pena partire. Fino a poche settimane fa sembrava ormai finito ai margini del progetto: poco utilizzato, spezzoni anonimi, difficoltà evidenti nel lasciare il segno. Poi, il lampo. La giocata decisiva contro il Bologna, due settimane fa, che ha evitato la prima sconfitta casalinga stagionale e acceso una scintilla.
Da quel momento qualcosa è cambiato. Contro il Milan, nonostante la sconfitta, Baturina è stato tra i migliori in campo: l’assist per Kempf, le continue accelerazioni partendo da sinistra, da dove nascono le principali occasioni. Fabregas ha trovato per lui il contesto tattico ideale e a a Roma se n’è avuta la definitiva conferma.
L'ex Dinamo Zagabria ha aperto le marcature dopo appena un minuto e mezzo dal fischio d’inizio. In seguito ha lasciato la sua impronta anche sulle altre due reti: prima con il lancio che ha propiziato la sponda involontaria di Pellegrini per il raddoppio di Nico Paz; poi un colpo di tacco da funambolo che ha spalancato al numero 10 lariano la strada per la doppietta, chiusa con un mancino a giro spettacolare, imparabile per Provedel.
Qualità pura, intelligenza nella gestione del pallone, giocate di classe e tempi sempre corretti: finalmente si è visto il vero Martin Baturina, per il quale il Como ha investito 18 milioni fatto, da sempre accompagnato dall’etichetta pesante di “nuovo Modrić". E' arrivato il suo momento e la grande notizia, per Fabregas e per i tifosi lariani, è anche la straordinaria intesa con Nico Paz. I due si cercano, si trovano, si esaltano. L’azione del terzo gol è la fotografia perfetta di un’intesa tecnica e mentale che può diventare un’arma devastante.
La vittoria dell’Olimpico è l’ennesima conferma che questo Como è pronto per i grandi palcoscenici. È vero, la Lazio di ieiri non rappresenta un'avversaria temibile come in passato, ma nulla era scontato dopo i due passi falsi (per risultati, non per prestazioni) contro Bologna e Milan. Proprio in quelle gare, infatti, il Como aveva pagato a caro prezzo la mancanza di cinismo.
A Roma, invece, ecco la crescita di cui Fabregas parla da tempo: tre gol segnati, oltre ad un rigore fallito che avrebbe potuto rendere il risultato ancora più impattante, frutto di una maggiore freddezza sottoporta.
Il piazzamento europeo è sempre più saldamente tra le mani di Fabregas, con un margine di +5 sull’Atalanta e la Juventus nel mirino, distante appena due punti. Ma più della classifica che, come insegna Fabregas, va guardata alla fine del campionato, conta la sensazione: questa squadra continuare a migliorare, impara rapidamente dagli errori e prende coscienza della propria forza.
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