Le prime giornate di campionato stanno delineando una corsa al vertice tutt'altro che scontata. Roma e Inter si sono prese la scena e, prima della sosta, saranno una di fronte all'altra per contendersi il primato. Alle loro spalle, però, cresce una squadra che sta iniziando a far parlare seriamente di sé: il Como di Cesc Fabregas.

I lariani sono appaiati alla Lazio a quota dieci punti e arrivano a questo momento della stagione con un ruolino di marcia particolarmente interessante. Dopo il passo falso dell'esordio a Udine, il Como ha cambiato marcia, infilando quattro successi consecutivi tra Serie A e Champions League. Un rendimento significativo per una squadra chiamata ad affrontare per la prima volta con continuità il peso del doppio impegno.

UNA SQUADRA CHE NON HA CAMBIATO IDENTITÀ

La vittoria contro il Parma ha confermato soprattutto una caratteristica del gruppo di Fabregas: la capacità di rimanere fedele alle proprie idee anche quando la partita non scorre sui binari preferiti.

Dopo le fatiche europee e la terza partita disputata in dieci giorni, era lecito attendersi qualche difficoltà. Di fronte c'era inoltre un Parma compatto, pronto a sfruttare gli spazi in contropiede. Il Como non ha offerto la sua versione migliore, ma ha comunque portato a casa una vittoria preziosa, concedendo qualcosa soltanto nel finale.

Il dato più importante resta l'identità. Che davanti ci sia una grande del campionato, una formazione arroccata in difesa o un'avversaria europea, la squadra di Fabregas continua a proporre gli stessi principi di gioco.

UNA ROSA COSTRUITA PER COMPETERE

Il mercato estivo ha consegnato a Fabregas una rosa profonda e ricca di alternative. Una delle indicazioni più interessanti arriva dalla porta, dove Robert Sanchez ha debuttato dal primo minuto al posto di Butez, offrendo risposte positive.

Sulla fascia si è messo in evidenza anche Bruno Kaiki, protagonista sia nella fase offensiva sia in quella difensiva. Ma è soprattutto in mezzo al campo che il tecnico spagnolo può contare su numerose soluzioni.

Da Cunha resta un elemento centrale nel sistema lariano, ma alle sue spalle ci sono giocatori come Perrone, Milla e Ricci, capaci di garantire qualità e permettere anche una gestione più attenta delle energie.

E poi c'è il talento offensivo. Baturina, Nico Paz e gli altri giocatori della trequarti garantiscono fantasia e imprevedibilità, mentre davanti Douvikas rappresenta un riferimento importante per finalizzare il lavoro della squadra.

KEAN, L'UNICA NOTA DA RIVEDERE

Tra le poche note meno positive dell'ultima uscita c'è la prestazione di Moise Kean. L'attaccante italiano deve ancora trovare la piena sintonia con i meccanismi della squadra, ma il tempo per inserirsi non manca.

In un organico così ricco di qualità, Fabregas può permettersi di aspettare e lavorare sull'integrazione dei nuovi elementi senza dover modificare la propria filosofia.

ROMA E INTER RESTANO LE FAVORITE, MA IL COMO PUÒ SOGNARE

Naturalmente è presto per parlare di vera e propria corsa a tre per lo scudetto. L'Inter rimane la squadra da battere e anche contro l'Udinese ha confermato una notevole forza offensiva, pur mostrando qualche incertezza di troppo in fase difensiva.

Anche la Roma si sta candidando con decisione alla lotta per il vertice, sostenuta da un gioco sempre più vicino ai principi portati da Gasperini e da un Malen in grande condizione.

Ma il Como ha ormai dimostrato di poter stare lì, a ridosso delle grandi.

IL SOGNO PASSA DA FROSINONE

La sosta potrebbe regalare un'immagine ancora più suggestiva. Se Roma e Inter dovessero dividersi la posta nello scontro diretto e il Como riuscisse a vincere a Frosinone, i lariani potrebbero addirittura presentarsi alla pausa al comando della classifica.

Sarebbe un risultato sorprendente, ma non casuale.

La vera incognita sarà la tenuta della squadra nel lungo periodo, soprattutto considerando il calendario e gli impegni europei. Fabregas dovrà gestire energie, pressioni e aspettative. Ma il Como ha già dimostrato di possedere una qualità preziosa: sa anche soffrire, abbassare il baricentro quando serve e utilizzare quella dose di pragmatismo che può fare la differenza nel calcio italiano.

Il lago, dunque, può continuare a sognare. E forse è arrivato il momento di smettere di considerare il Como soltanto una sorpresa. La società ha costruito una realtà solida, ambiziosa e competitiva. Il "dentista" partito dalla Serie D oggi guarda molto più in alto: il tetto d'Italia non è più soltanto un sogno.

Sezione: Focus / Data: Mar 15 settembre 2026 alle 12:23
Autore: Daniele Luongo
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