Cesc Fabregas in conferenza stampa ha presentato la sfida di domani pomeriggio al Sinigaglia contro il Lecce, ecco le sue parole:
Come si prepara la sfida contro il Lecce?
"Con tranquillità. Siamo in una fase più matura e ormai abituati ad affrontare squadre che lottano per la salvezza o che stanno ai vertici. Mi aspetto un Lecce pronto a venire qui per giocarsela e fare punti. Cercheremo di fare tutto con umiltà e serenità, preparando la gara nel modo migliore".
Cosa c’era nel messaggio per Vojvoda e quanto conta la comunicazione tra panchina e campo?
"Fondamentale. Da cinque minuti volevo comunicare una cosa a Da Cunha a Torino: in una partita così emotiva e in uno stadio rumoroso non riuscivo a trovare il momento giusto per spiegare bene quella situazione. Era un segnale per essere più aggressivi, perché Lucas stava rimanendo troppo indietro. È stato un errore: la mia voce non arrivava e lui continuava a giocare a sinistra. Al Sinigaglia è un po' più semplice".
Come spiega la multa per il ritardo nel rientro dopo l’intervallo?
"Non ne ero a conoscenza. Mi sono dilungato all'intervallo? Mi prendo sempre 5-7 minuti per confrontarmi con lo staff e capire se va cambiato qualcosa, poi raggiungo i ragazzi. A volte il percorso è più lungo, anche se a Torino non lo è. Abbiamo sbagliato i tempi, ma il messaggio per i ragazzi era chiaro".
Come stanno gli indisponibili e quando può tornare Diao?
"Mi dispiace molto per Addai. È successo sull'ultima palla dell'allenamento: Adrien ha cambiato gioco e lui ha stoppato di petto, ma quando è ricaduto a terra Smolcic e Van der Brempt hanno sentito 'clack'. Una notizia bruttissima per un ragazzo di 20 anni che ha appena iniziato a giocare a calcio. Stava dando tantissimo, un tipo di giocatore che nel calcio moderno si vede sempre meno. Diao torna convocato domani, può giocare ma bisogna andarci cauti con lui. Goldaniga ci sarà. Baturina sarà fuori domani, vediamo se riusciamo a recuperarlo per martedì contro l'Inter".
Quanto c’è di preparato e quanto di istinto nel gol in contropiede?
"È un mix. Nel calcio non esiste mai la stessa giocata: è fondamentale avere un'idea, cercare passaggi in diagonale, sovrapposizioni interne ed esterne, attaccare il secondo palo e sprintare. Sia offensivamente che difensivamente la transizione è diventata importantissima. Credo che i ragazzi abbiano realizzato un gol perfetto in contropiede: Sergi Roberto, al primo tocco, ha fatto un passaggio in diagonale che ha spezzato molte linee, poi lo sprint di Da Cunha e la mentalità di arrivare sul secondo palo. Lo alleniamo molto, nel nostro modello è una fase chiave".
Perché non partire mai con due punte vere dall’inizio?
"Penso che un allenatore, quando prepara una gara, abbia già chiara l'idea da portare in campo. Non abbiamo mai iniziato così, è vero, se non in Serie B. Cerchiamo soluzioni diverse: a partita in corso può succedere, ma al momento non vedo la squadra con due punte vere dall'inizio".
Come valuta l’utilizzo insieme di Sergi Roberto, Caqueret e Da Cunha?
"Lahdo sta iniziando a comprendere il modello, le dinamiche, il gioco e la struttura. Però quando inserisci tanti centrocampisti rischi di non avere riferimenti davanti, anche se è importante avere giocatori freschi in quel ruolo. Stiamo gestendo bene il minutaggio di Sergi Roberto per non commettere l'errore di schierarlo subito dal primo minuto. Perrone è a un livello altissimo, Caqueret sta esprimendo il suo valore: è importante ruotarli e mandarli in campo con criterio. Ci sono momenti diversi nella stagione, tutto dipende dalla partita".
Come sarà la gestione del calendario in vista della trasferta di Cagliari?
"Difficile da analizzare. Da settimane penso che il calendario possa essere gestito diversamente. Con la Fiorentina c'è la Coppa Italia, lo capisco, ma poi tra Milan e Juve... perché non concedere riposo a una squadra che non è costruita per giocare in Europa? Mi sembra spiacevole, alla fine si finisce per parlare di aspetti negativi tra arbitri e calendario. Credo però che anche loro possano fare di più. In queste situazioni è normale che possano nascere pensieri negativi, soprattutto quando accade per settimane consecutive. Noi però cerchiamo sempre di restare positivi, senza pensare che ci sia qualcuno che voglia mettere in difficoltà il Como".
Come sta lavorando Roberts e che ruolo ha nel progetto, anche in relazione alla Primavera?
"Osian è un fuoriclasse. È stato qui ieri e oggi, ci confrontiamo spesso ed è una figura importantissima in società. Segue tutta la Primavera, l'Under 17 e anche le categorie più basse. Per noi è fondamentale, un uomo di alto livello. Gli vogliamo tutti molto bene, è sempre molto vicino a noi".
Il Como ha mostrato più versioni tattiche di sé: è un rischio o un valore?
"Cambiare troppo per me è sempre un rischio. Ma più sei versatile, più diventi pericoloso. Serve però tempo. Giocare con una linea a cinque o con un centrocampo a cinque non è qualcosa che si costruisce in un giorno. La cosa più importante è convincere il giocatore, perché senza convinzione non funziona. Poi ognuno deve sapere tatticamente cosa fare. Nella palla persa con la Fiorentina non siamo stati bravi ad aggredire, ma dobbiamo essere bravi a capire chi siamo e come vogliamo fare le cose".
Quella di Torino è stata la partita perfetta?
"Si può interpretare in tanti modi. Capisco cosa intendi: ti dà sicuramente uno step in più a livello competitivo. Con Spalletti la Juventus gioca molto bene, ha avuto una svolta importante: tra Inter e Galatasaray ha giocato a lungo in dieci ma ha comunque dominato, pur perdendo. Ha perso contro il Cagliari nonostante 35 tiri in porta, come è successo a noi contro l'Atalanta: non sai mai cosa può accadere. Noi però abbiamo trovato tante soluzioni, gestito bene il possesso e capito dove poter far male. È vero anche che la squadra ha saputo gestire i momenti, scegliendo quando abbassarsi un po' e quando aspettare. Ho fatto i complimenti ai ragazzi: alla fine mi è sembrato di essere un po' bassi, invece eravamo medio-alti. Più merito nostro che demerito della Juve. Sono soddisfatto, ma non esistono alibi. Ogni partita è diversa: alcuni ti aspettano a uomo o con il blocco basso, ma i ragazzi hanno dimostrato cosa possono fare anche contro le grandi, con la mentalità di giocare per vincere. Mancano tre mesi e dobbiamo ottenere il massimo. Il sogno si raggiunge solo guardando avanti".
Perché Jesus Rodriguez è partito spesso dalla panchina?
"Non gli ho dato una strigliata. Puoi farlo con un giocatore più esperto, ma questi ragazzi sono sensibili: arrivano dalla Spagna o dall'Olanda e sono alla prima o seconda stagione tra i professionisti. A volte attraverseranno momenti straordinari, altre caleranno, ed è mio compito gestirli. È normale, succede a tutti, ma resta un giocatore fondamentale. Anche Doku, Trossard o Yamal non sono sempre al top in ogni partita: se ti aspetti che facciano sempre la differenza, aggiungi pressione. Troverà il suo momento e farà bene. Ha già tanti dribbling riusciti in Europa, ma a volte le squadre avversarie ti affrontano con una pressione superiore. I giocatori devono abituarsi, ma io sono molto sereno: farà sicuramente bene".
Baturina può giocare nella posizione di Nico Paz in sua assenza?
"E allora cosa fai con Caqueret? Baturina contro la Juventus stava facendo bene, avevamo preparato la partita con una struttura precisa. Se un giocatore rende in un ruolo e lo sposti, può funzionare oppure no. Caqueret però non va sottovalutato, anche se magari uno è costato più dell'altro. Con lui sono stato ingiusto, gli ho concesso meno spazio di quanto meritasse. Ma tutti devono farsi trovare pronti".
Quale può essere la posizione di Nico Paz in campo?
"La qualità di Caqueret è che può giocare ovunque, pensa di poter ricoprire cinque ruoli. Vojvoda quattro, Nico Paz anche a destra. Caqueret recupera palloni? Non tanto con il duello fisico, quanto con intelligenza e posizione. È sveglio. Ci sono giocatori a cui devi parlare per tutta la partita, lui invece è molto preparato, sempre in movimento e dinamico".
Nico Paz è cresciuto anche in fase difensiva? E che effetto ha fatto l’applauso a Morata allo Stadium?
"Certamente, un tributo meritato. Non dimentico la straordinaria stagione che ha vissuto giocando in coppia con Tevez. Alvaro è un ragazzo di cuore, a volte si carica di troppe responsabilità per ciò che accade in campo, ma lo fa sempre con impegno e dignità. Mi preoccuperei solo se mancasse di intelligenza o di carattere. Ho visto molti campioni finire nel mirino della critica dopo un'annata storta, ma in questo sport basta un gol nel finale di stagione per cambiare completamente la percezione generale. Su Nico Paz, invece, non sono d'accordo con chi dubita. L'anno scorso sono stato molto esigente con lui e con il resto del gruppo: per diventare un top player è fondamentale sapersi sacrificare in fase difensiva. Tuttavia, da febbraio-marzo della scorsa stagione ha mostrato una crescita incredibile sotto questo profilo. Non è mai facile convincere i giocatori di maggior talento a ripiegare e difendere, ma lui ci è riuscito con costanza. Sono davvero soddisfatto del suo percorso".
Come spieghi l’evoluzione di Vojvoda, diventato centrale nel progetto?
"Sono estremamente felice di quello che sta dando Mergim. È un professionista esperto e umile, una persona splendida all'interno dello spogliatoio. La sua competitività è tale che non accetta mai la sconfitta, nemmeno in allenamento. È uno di quelli che fa sentire la voce prima della gara, proprio come Vigorito, dando un contributo enorme al collettivo. Al di là della prestazione tecnica, ciò che conta è l'attitudine con cui si scende in campo. Prendete Strefezza: fa sempre la cosa giusta, anche se non ha le caratteristiche del classico numero dieci. O Smolcic, il cui valore spesso viene sottovalutato: per me è un profilo da Champions League. Contro la Juventus è stato impiegato come trequartista per cinque minuti e ha interpretato il ruolo alla perfezione".
Marco Filippone
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