Cesc Fabregas ha presentato a Mozzate la sfida di sabato in trasferta a Cagliari. Di seguito le sue parole:
Sul ritorno con l’Inter e sulla sfida con il Cagliari: "Non parlo più dell’ultima partita, è già passata. La mettiamo da parte e penseremo al ritorno quando arriverà il momento. Ora c’è il Cagliari, che per noi è una partita molto importante. Stiamo vivendo un periodo intenso: non ci aspettavamo di giocare una gara ogni quattro giorni per 63 giorni consecutivi quando abbiamo preparato la stagione. In questo ciclo abbiamo ottenuto nove vittorie, quattro pareggi e due sconfitte, una delle quali meritata contro la Fiorentina. Con il Cagliari mi aspetto una partita molto simile all’andata. Conosco molto bene Pisacane e sta facendo un grande lavoro. Speriamo di giocarcela con le nostre armi e portare a casa i tre punti".
Sul confronto con Pisacane e la valorizzazione dei giovani: "Abbiamo parlato spesso di come approcciare il lavoro con i giovani, anche durante il corso a Coverciano. Sono dinamiche nuove per tutti e questa generazione è diversa rispetto al passato. Il confronto è importante: lui ha fatto molto bene con la Primavera e anche io ho avuto quell’esperienza. Continuare a scambiarsi idee aiuta a crescere".
Sulla preparazione della partita: "Noi dobbiamo preparare la partita con il calendario che ci è stato dato. Vogliamo trovare sempre la soluzione e io mi fido di tutti i miei giocatori: possono giocare tutti o entrare a gara in corso. C’è chi è più pronto e chi ha caratteristiche più adatte a una partita rispetto a un’altra. Lo abbiamo dimostrato e sono convinto che possiamo farlo ancora".
Sulle scelte di formazione: "C’è chi recupera meglio di altri. Io devo capire chi è davvero pronto e chi no. Alcuni hanno giocato tre partite consecutive e tutte bene. Devo fidarmi dei giocatori e loro devono assumersi la responsabilità di darmi quello che serve. Poi ogni gara ha un contesto diverso. Siamo in una fase della stagione in cui tutti sono stanchi: giochiamo da otto mesi e abbiamo ancora la Coppa da giocarci a Milano. Dobbiamo goderci il momento, ma è anche il momento di pedalare".
Sul possibile rimpianto per il pareggio con l’Inter: "Sinceramente non lo considero un’occasione persa. Abbiamo preparato la partita in un certo modo e dopo la gara è facile parlare. Abbiamo affrontato l’Inter in una semifinale di Coppa dopo 40 anni e abbiamo avuto tre grandi occasioni per segnare, mentre loro non sono praticamente arrivati in porta. Mi piacerebbe sapere quante volte negli ultimi anni l’Inter ha prodotto solo 0,07 xG. Se negli ultimi minuti fossimo andati all’assalto e loro avessero segnato lo 0-1 non avrei dormito la notte. Abbiamo controllato bene l’Inter e sono molto contento della prestazione. Forse ci è mancata qualità nell’ultimo passaggio, ma la squadra ha fatto una grande partita. Dopo 40 anni torneremo a Milano tra sette settimane per giocarci tutto. Nel calcio niente è impossibile".
Su Kempf e sulle condizioni della squadra: "Kempf sta bene, oggi si è allenato. Non aveva lavorato martedì ma ora è a posto. In generale stanno tutti bene. Anche con una rosa di 20 giocatori riesco a lavorare bene: è il numero giusto per preparare le partite. Ora siamo nella seconda parte della stagione e possiamo capire fino a dove possiamo spingerci".
Sulla crescita dei giovani in prestito: "Ogni giocatore è un mondo a sé. Se pensiamo che sia già pronto può andare in Serie A, ma la cosa più importante è che giochi. Nel caso di Rispoli al Catanzaro abbiamo valutato l’ambiente e il lavoro di Aquilani. Nessuno può garantirti 50 partite, devono conquistarsele in allenamento. Contano anche fisico e mentalità. È uno studio delicato: se sbagli contesto rischi di perdere un talento".
Su Jacobo Ramon e sul suo margine di crescita: "Non mi sorprende vedere quei numeri. Per il nostro gioco era perfetto. L’unico dubbio era l’adattamento al calcio italiano, molto fisico e fatto di duelli. Ha alzato molto il livello. Con la palla sapevo che fosse questo tipo di giocatore, ma ci sono calciatori che in certi contesti ti sorprendono ancora di più. Alcuni sono fatti di un’altra pasta. Se resterà anche l’anno prossimo? Sì".
Su Douvikas: "Tasos mi piace molto. Ovunque è stato ha sempre segnato. Può migliorare nella postura e nell’attaccare la profondità per diventare un attaccante di livello ancora più alto. È uno che trova il gol anche dal nulla, lotta sempre. Deve crescere nei movimenti e nelle decisioni, ma anche la squadra può migliorare nell’ultimo passaggio. Il calcio è prendere più decisioni giuste possibili, con e senza palla".
Su Smolcic: "Ho sempre visto queste qualità in lui. Anche l’anno scorso trovava linee di passaggio molto interessanti. Non ricordo partite negative, a parte il rigore con il Venezia. Tecnicamente l’ho sempre considerato un giocatore da sette o otto in pagella. Contro giocatori come Yildiz, molto forti nell’uno contro uno, ha dimostrato grande affidabilità. Per un allenatore è oro avere un giocatore così. Sta crescendo molto e meriterebbe anche un rinnovo per quello che dà alla squadra".
Sull’occasione mancata da Valle contro l’Inter: "Arrivava a grande velocità e la postura non era perfetta. In allenamento quel gol lo fai nove volte su dieci. C’è stata anche una piccola deviazione del difensore. In partita però la pressione è diversa. Dobbiamo essere più concreti quando creiamo occasioni".
Sulle aspettative di classifica: "A inizio stagione non mi aspetto mai nulla. Voglio solo creare il contesto giusto per lavorare. Nel secondo step provi cose nuove, magari perdi anche punti, ma impari e costruisci qualcosa di importante. Ora per queste ultime undici partite vogliamo lottare sempre per i tre punti".
Sulla preparazione delle partite quando l’avversario cambia formazione: "È uno dei contesti più difficili. Contro squadre che giocano ogni tre giorni è complicato preparare tutto per via del turnover. Noi studiamo la squadra per come gioca normalmente e poi prepariamo piani alternativi. In campo i giocatori devono saper leggere la situazione e adattarsi".
Su quanto conta sorprendere l’allenatore avversario: "Io non penso mai a sorprendere l’altro allenatore. Penso a cosa possiamo fare noi per mettere in difficoltà l’avversario. Magari due o tre volte l’anno cambi qualcosa nelle caratteristiche, ma in generale cerchiamo sempre il modo di creare problemi all’altra squadra".
Su cosa migliorare rispetto alla gara d’andata: "Segnare e attaccare meglio. Quella partita mi fece riflettere perché eravamo superiori ma creavamo poco. Gli errori servono per crescere. Abbiamo studiato molto come attaccano squadre come Bayern e Chelsea contro difese basse e ci abbiamo lavorato tanto".
Su Diao: "Può giocare insieme a Jesus Rodriguez e anche fare la punta quando le squadre vengono a pressarti alto. Può partire dall’inizio, ma non per tutti i 60 minuti".
Sulla gestione degli allenamenti e del recupero fisico: "Oggi il recupero è fondamentale. Facciamo allenamenti brevi ma molto intensi, a volte con carichi simili a una partita. Durante la settimana prepariamo la squadra per arrivare al massimo nel weekend. Dipende molto dal modello di gioco e dalla mentalità dell’allenatore. Io credo in sedute corte ma intense, poi recupero, video, palestra e lavoro con lo staff".
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