Roberto Moreno, ex CT della Spagna ed allenatore di Fabregas al Monaco, ha parlato in esclusiva ai microfoni di TMW, ripercorrendo la sua esperienza in Italia come vice di Luis Enrique alla Roma e commentando il lavoro del suo ex calciatore sulla panchina di Como. Ecco come si è espresso su Fabregas:
Sul momento magico di Fabregas e del Como: "Il Como è uno dei progetti più interessanti del calcio europeo in questo momento, e non lo dico per il mio rapporto con Cesc, lo dico perché quello che stanno costruendo ha una coerenza che è rara nel calcio moderno. Il suo modello di gioco ha radici chiaramente spagnole: possesso lavorato, uscita pulita dal basso, pressing organizzato. Ma l'aspetto affascinante è che quel modello non viene importato meccanicamente, ma viene adattato al campionato italiano, con tutto quello che questo richiede. Ed è enormemente difficile farlo bene. E a questo si aggiunge la scommessa sui giovani giocatori di grande talento. Per farlo bisogna avere coraggio. Quello che trovo più prezioso in quello che sta facendo il Como è dimostrare che la Serie A può assorbire e arricchire quella filosofia, non rifiutarla. Il calcio italiano ha sempre avuto giocatori con un'intelligenza tattica individuale straordinaria. Quando questo si combina con un'idea di gioco collettiva chiara, il risultato può essere qualcosa di molto speciale".
Sul Fabregas giocatore: "Avere Cesc in campo era come avere un allenatore dentro il terreno di gioco. E fuori dal campo era come avere il tuo stesso io là dentro, qualcuno che poteva dare indicazioni agli altri giocatori, che capiva esattamente cosa serviva perché pensava come pensi tu. Ma quello che mi impressionava di più di Cesc non era solo la sua intelligenza tattica durante le partite, bensì quello che accadeva negli allenamenti. Aveva un interesse genuino, quasi ossessivo, per il lavoro che facevamo. Ricordo in particolare il lavoro individuale che abbiamo svolto con giocatori come Tchouaméni - che oggi è al Real Madrid - per sviluppare determinate caratteristiche che andavano affinate. Cesc restava a guardare. Voleva ascoltare, capire il perché di ogni esercizio. In quel momento era già chiaro che c'era qualcosa di più in lui di un calciatore straordinario. C'era già un allenatore in attesa. Quello che sta ottenendo al Como, la scommessa che sta facendo sui giovani, il modo in cui sta costruendo un modello di gioco in condizioni molto esigenti, per me non è una sorpresa. Lo avevo visto arrivare".
Sul roseo futuro che attende Fabregas in panchina: "Non ho nessun dubbio. Il modo in cui Cesc capisce il calcio è quello di qualcuno che ha giocato nei migliori club del mondo e ha elaborato tutta quella conoscenza in modo molto profondo. Non si improvvisa, e non lo danno le licenze né i corsi. Lo dà l'aver vissuto il gioco dall'interno per decenni. Quando lo senti parlare di transizioni, di linee di passaggio, di tempi, di come si rompe un blocco difensivo, sta parlando il giocatore che è stato, sì, ma sta già parlando anche l'allenatore che sta diventando. E quello che sta facendo al Como con le risorse che ha è la migliore lettera di presentazione possibile per un top club. La domanda pertinente non è se può avere successo a quel livello. Credo di sì. La domanda è quando e con quale progetto si realizza quella somma. Perché non basta la conoscenza, serve un proprietario che capisca il processo, che si fidi dei tempi, che non vada nel panico davanti a un momento difficile. Nel calcio moderno, questo è il bene più raro".
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