Ci si attendeva una reazione nel momento più difficile e delicato della stagione, e il Como ha risposto presente. Reduci da tre sconfitte consecutive tra campionato e Coppa Italia, con quattro partite senza vittorie, i lariani erano chiamati a dare un segnale forte. In una trasferta complicata come quella di Genova, contro il Genoa, a molte squadre sarebbero potute tremare le gambe. Non al Como di Fabregas.
Al Marassi, i ragazzi di Fabregas hanno portato a casa una vittoria pesantissima: 0-2 al Genoa, tre punti vitali per la corsa all’Europa e una prestazione di autorità per rilanciare le proprie ambizioni di classifica. Un successo, per certi versi, storico: il Como non vinceva a Marassi da 22 anni e, nella sua storia, ci era riuscito una sola volta, proprio nel 2004 in Serie B. Contro il Genoa, negli anni, sono arrivate spesso partite equilibrate e tirate — dai pareggi in Serie B fino all’1-0 della scorsa stagione — ma stavolta i lariani sono riusciti a imporsi con due gol di scarto.
Non è stata una partita semplice. Il vantaggio è arrivato subito, a inizio primo tempo, grazie a una pennellata di Da Cunha per la testa di Douvikas, con il greco che torna al gol, proseguendo la sua corsa ai vertici della classifica marcatori. Da lì in poi, il Como ha dovuto gestire, riuscendo comunque ad andare all’intervallo in vantaggio. A complicare la situazione, però, è stato il problema accusato da Nico Paz, costretto a uscire anzitempo per un fastidio all’occhio destro e successivamente sottoposto a controlli in ospedale, fortunatamente con esito positvo. L’argentino dovrebbe infatti essere regolarmente disponibile per il big match contro il Napoli.
Nel secondo tempo, quindi, il Genoa ha alzato il ritmo, riversandosi in avanti alla ricerca del pareggio. La squadra di De Rossi ha creato più di un’occasione, ma la difesa del Como ha retto con solidità, mostrando grande compattezza. A chiudere i conti è stato, ancora una volta, un guizzo individuale. Martin Baturina, tra i migliori in campo, dopo aver saltato due uomini, è entrato in area e ha disegnato un cross perfetto sul secondo palo per Diao che, di testa, ha ritrovato il gol a quattro partite dall’ultimo, firmando il 2-0 e mettendo in ghiaccio la partita con la sua ottava rete stagionale.
Nel finale, il Como ha gestito con maturità il doppio vantaggio, senza concedere spazi. Un segnale importante, soprattutto alla luce delle rimonte subite contro l’Inter, quando due gol di margine non erano bastati. A Marassi, invece, i lariani hanno mostrato una solidità mentale da grande squadra: cinici, ordinati, concreti.
Una vittoria che pesa anche in classifica: aggancio immediato alla Roma, vincente il giorno prima a Bologna, e riavvicinamento alla Juventus, fermata sullo 0-0 dal Milan e ora distante solo tre punti. Il Milan resta a sei lunghezze, ma a quattro giornate dalla fine tutto è ancora aperto in una corsa Champions sempre più equilibrata e imprevedibile. Al di là dei numeri, però, il segnale più importante è un altro. Il Como ha dimostrato di sapersi rialzare dopo un momento di flessione che avrebbe messo in difficoltà molte squadre. Ha risposto sul campo alle critiche, spesso feroci, rivolte al “modello Fabregas”, un’idea di calcio forse fin troppo moderna per un contesto obsoleto come il calcio italiano.
Eppure il Como continua ad andare avanti, fedele alla propria identità, contro tutto e tutti. Con un obiettivo che non è più soltanto un sogno: un piazzamento europeo, qualcosa che nella storia del club non è mai arrivato, ma che si fa sempre più concreto.
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