25 maggio 1907. 119 anni fa nasceva il Calcio Como, una società che proprio ieri, 24 maggio 2026, ha raggiunto il punto più alto della sua ultracentenaria esistenza. A Cremona, infatti, il Como ha conquistato la qualificazione alla Champions League: la competizione più importante ed ambita, nonchè il sogno di qualsiasi società calcistica. E forse ancora di più per chi, prima d'ora, l’Europa non l’aveva mai vissuta davvero.

Già, perché i lariani avevano già scritto la storia il 10 maggio, un’altra data ormai scolpita nella memoria del popolo biancoblù. Lo stesso giorno in cui, nel 2024, era arrivata la promozione in Serie A dopo 21 anni di attesa, e nel quale, due anni più tardi, è stata conquistata la qualificazione matematica alle coppe europee grazie alla vittoria per 0-1 a Verona. E già quel traguardo aveva proporzioni storiche, visto che il Como in Europa non c’era mai stato. Qualunque fosse stata la competizione — Champions League o Europa League — nessuno avrebbe potuto togliere nulla ai ragazzi di Fabregas, già protagonisti di una stagione già straordinaria. E invece il Como è andato oltre.

Non si è accontentato della sola qualificazione europea. Ha continuato a lottare fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata, travolgendo 4-1 la Cremonese nel derby e condannando i grigiorossi alla retrocessione in Serie B, per coronare quel sogno che, alla fine, è divenuto realtà in una notte thriller. Perchè la qualificazione dipendeva anche dai risultati degli altri campi, che hanno dato il responso ideale: la Roma ha fatto il suo battendo il Verona, mentre il Milan, invece, è crollato a San Siro contro il Cagliari dell'amico di Fabregas , Fabio Pisacane, rimediando una delle sconfitte più dolorose della propria storia recente e vedendosi sorpassato proprio dal Como al quarto posto sulla sirena finale.

E così una società partita dalla Serie D appena sette anni fa entra in Europa dalla porta principale; un percorso che sembra uscito da Football Manager, qualcosa che nella realtà ha pochissimi eguali in Italia ed Europa. Il Como è riuscito nell’impresa di mettersi alle spalle società della portata di Milan e Juventus, contribuendo a un dato storico: per la prima volta dopo 29 anni, né i rossoneri né i bianconeri parteciperanno alla Champions League.

Tutto questo è frutto di una stagione incredibile, chiusa con 20 vittorie, 11 pareggi e 7 sconfitte (seconda miglior dato del campionato), a cui si aggiungono il secondo miglior attacco del campionato e soprattutto la miglior difesa della Serie A. Numeri che rappresentano uno schiaffo sportivo a tutti i detrattori di Fabregas e del suo modello, spesso criticato per un calcio considerato, evidentemente, troppo innovativo e quasi incompatibile per un modello ormai vetusto ed obsoleto come quello italiano, fatto di difesa e contropiede. E invece il campo ha dato ragione al tecnico spagnolo.

Il Como, dopo aver chiuso al decimo posto il primo campionato di Serie A dopo il ritorno nella massima categoria, ha compiuto un ulteriore salto di qualità, portando avanti senza timore le sue idee. Un progetto che parte dal business per arrivare fino al campo, alla metodologia di lavoro, all’identità tecnica e alla costruzione di una filosofia societaria moderna e di riferimento.

Molti hanno criticato l’assenza di giocatori italiani nella rosa, un tema che probabilmente tornerà anche durante il prossimo mercato. Spesso, però, passa in secondo piano il lavoro che il Como sta portando avanti sul settore giovanile, cercando di formare in casa giovani talenti già plasmati secondo il modello tecnico e tattico introdotto da Fabregas. E i risultati dimostrano che quest'ultimo porta a grandi risultati.

Perché il Como ha dimostrato di poter raggiungere traguardi che fino a pochi anni fa sembravano impensabili. Ha smentito chi riduceva tutto esclusivamente al budget economico. Certo, le risorse aiutano, ma nel calcio non basta avere soldi: bisogna anche saperli spendere ed il Como, a differenza di molte altre società, ha costruito una squadra funzionale e coerente con la propria idea di calcio.

L’obiettivo primario, all'inizio, non era di certo la top 4. L’Europa sì, quello era un sogno concreto, ma i lariani hanno saputo andare oltre le aspettative, come già accaduto negli anni precedenti: dalla promozione diretta in Serie A nel 2024 al decimo posto da neopromossa, fino a questo incredibile quarto posto.

Il frutto del lavoro di Fabregas e dei suoi ragazzi ora è scolpito nella storia del calcio italiano, e dal prossimo anno, sulle rive del lago (o chissà dove), risuonerà quella musica che tutti sognano almeno una volta nella vita: l’inno della Champions League.

Dilly ding, dilly dong.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 25 maggio 2026 alle 14:00
Autore: Luca Bianchi
vedi letture