Cesc Fabregas ha presentato in conferenza stampa la sfida di domani tra Como e Sassuolo al Sinigaglia, che inaugurerà la 13esima giornata di Serie A. Di seguito le sue dichiarazioni dal centro sportivo di Mozzate, aperte con le congratulazioni al giovane De Paoli per la medaglia di bronzo conquistata nel mondiale Under 17: "Rinforza il settore giovanile italiano, è un passo in avanti e bisogna alzare la voce su questo".
Sugli avversari ed i gol dalla panchina - "All’inizio di ogni partita tutti sono al massimo: energia, concentrazione, tensione. Non è mai semplice segnare. Col passare dei minuti, però, il gioco cambia, così come le scelte dell’allenatore. Io posso sembrare duro, soprattutto se chi entra dalla panchina non mostra la giusta cattiveria: ma una volta che i giocatori lo comprendono, si avvicinano molto di più alla vittoria. Per quanto riguarda il Sassuolo, trovo la loro idea di gioco interessante. Sono simili a noi sotto alcuni aspetti, ma il lavoro di mister Grosso mi piace: esterni molto forti, modulo 4-3-3, movimenti diversi rispetto a quello che si vede durante la settimana in allenamento. Penso che sarà una partita spettacolare".
Sul gioco espresso - "Ognuno hai il suo obiettivo. Qui cerchiamo di costruire un progetto stabile, coraggioso, con continuità, e di creare un’identità, una famiglia e un modello. Per far progredire le idee serve continuità: senza un processo e senza obiettivi chiari, il futuro non può essere positivo. Per esempio, per l’allenatore della Primavera valutiamo ciò che sta facendo e il modo in cui lavora la squadra, non il risultato di una vittoria o una sconfitta".
Sul esterni offensivi - Sono contento per i ragazzi, ma alla fine devono essere loro a crederci davvero. Prendiamo il primo gol di Addai: era in linea con il difensore, ma ha anticipato il tempo giusto e ha segnato. Prima probabilmente sarebbe rimasto un po’ fuori dal gioco, senza riuscire a incidere. È una questione di esperienza e di lavoro: devono capire che agendo così si possono creare più occasioni e avvicinarsi alla vittoria. Noi vogliamo dominare le partite, coinvolgere più giocatori possibile, mantenendo attenzione e concentrazione, ma anche libertà mentale per far male all’avversario. Non è solo tattica: serve la voglia di fare meglio dell’altro, di volerlo più di chi hai davanti".
Su Nico Paz - "Non c’è molto da dire. È un giocatore del Como e sarà con noi; poi dipende dalle decisioni dell’altra società. Non escludo però che Nico possa restare anche il prossimo anno. È ambizioso e ha tutto per costruirsi un percorso importante nel calcio, e non vedo perché non possa farlo qui. Lui ha fatto crescere noi e noi abbiamo fatto crescere lui, questo è chiaro. La felicità si legge negli occhi, e credo che in questo momento lui qui si senta davvero bene".
Sull'incontro con Matic - "Nemanja è un giocatore vero ed un uomo straordinario. Ho vissuto una delle mie migliori stagioni al Chelsea accanto a lui, perché è devastante. Fa tutto bene: dal recupera palla alle decisioni giuste con le soluzioni più semplici. Per me era un regalo poter giocare con lui anche per la sua comunicazione con i compagni, qualità che si sta perdendo. È forte fisicamente, sa condurre palla e cambiare gioco. Per me è un giocatore impressionante, uno dei migliori compagni che abbia mai avuto. A Como non l'ho portato per età e stipendio alto al Lione (ride, n.d.r.), abbiamo preferito puntare sui giovani".
Sul cerchio post-Torino - "Ho detto ai ragazzi di non festeggiare, per rispetto dei tifosi del Torino. Ho anche chiesto all’arbitro come mai avesse concesso solo tre minuti di recupero. Alla fine sono tre punti per noi, ma quando una partita finisce in quel modo la prima cosa è mostrare rispetto: esultare in quel momento sarebbe stato fuori luogo. Bisognava saper gestire le emozioni. Poi ho aggiunto che mi hanno fatto godere tantissimo: ho rivisto in campo la squadra che immagino, quella che vedo ogni settimana in allenamento. Si può vincere o perdere, e a volte preferisco perfino perdere, perché siamo molto ambiziosi. Contro il Cagliari, secondo me, avremmo meritato di vincere, ma dopo il 60’ abbiamo un po’ mollato. Capita in una stagione. Gli avversari possono essere più forti, ma con la qualità che abbiamo dobbiamo assumerci più rischi in certe situazioni. Preferisco perdere qualche punto adesso, purché cresciamo e analizziamo le cose nel modo giusto. Senza il freno a mano tirato: liberiamoci e vediamo fin dove possiamo arrivare".
Sulla classifica ed il clima nel gruppo - "La chiave sarà mantenere continuità durante tutta la stagione. Non avrebbe senso partire forte e poi calare, perché la valutazione cambierebbe completamente. Abbiamo bisogno di stabilità, di progredire passo dopo passo, di migliorarci costantemente ed essere competitivi in ogni gara".
Sulla gestione dello spogliatoio - "Non guardiamo la classifica, ma la prestazione. A volte si perde, e io mi concentro sul risultato come spunto di crescita. Essere alla Juve o al Milan è diverso; qui ho la responsabilità di gestire le cose in maniera differente. Ieri l’Inter ha perso pur giocando bene. Il mio compito è fare lo stesso con i miei giocatori: la nostra fortuna sta nel tempo e nello spazio che possiamo dare a ciascuno di loro".
Sul calendario fitto - "Tra Lecce e Milano, con l’Australia forse nel mezzo, ci saranno almeno sedici o diciassette partite consecutive. Chi l'ha mai fatto? È una sfida impegnativa, e sinceramente non so se qualcuno l’abbia mai affrontata prima. Ogni settimana la squadra trova nuovi stimoli, ma inevitabilmente arriveranno anche momenti difficili: succede a tutti, fa parte del percorso. Non è un concetto nuovo per me: l’anno scorso al PSG in Champions sembrava tutto perduto, e se non avessero vinto l’ultima partita sarebbero stati eliminati. Con questa squadra giovane ci saranno inevitabilmente alti e bassi. Il mio ruolo è capire quando spingere e quando invece dosare le energie, gestire le emozioni dei giocatori, guidarli senza forzature. È un lavoro quotidiano, quasi come frequentare l’università: ogni giorno si impara qualcosa di nuovo. Io credo moltissimo in questa squadra. L’età dei giocatori non conta: l’obiettivo è competere e crescere insieme. Vogliamo affrontare ogni partita con la mente libera, senza freni, e costruire passo dopo passo una stagione positiva.
Sull'ex Fadera - "Lo vedo bene e con gambe da Serie A. E' un bravissimo ragazzo che punta sempre a migliorare, sta facendo molto bene tra rigori procurati, gol ed assist".
Como simile al suo Arsenal? - "Per me la fase difensiva è fondamentale, anche se non tutti ci credono. Qui vogliamo costruire una squadra il più completa possibile, e squadre come l’Arsenal e il Bayern Monaco sono nostri punti di riferimento. Mi piace guardare le loro partite, quasi con i popcorn, perché anche le situazioni di palla inattiva sono un’occasione di apprendimento. Queste squadre hanno una personalità incredibile: giocano in profondità, attaccano e difendono bene anche in avanti. Sono le due squadre che analizziamo più a fondo con lo staff e che cerchiamo di replicare anche qui".
Su Diao e Roberto - "Assane rientrerà il primo dicembre ad allenarsi, Sergi Roberto invece lo riavremo a Roma".
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