La Champions League rappresenta una sfida di livello superiore per le squadre italiane, chiamate a confrontarsi con avversarie caratterizzate da ritmi elevati, grande intensità e una mentalità offensiva. È questa l’analisi di Cesare Prandelli, ex allenatore della Fiorentina e della Nazionale, che ha commentato le prestazioni dei club italiani nelle competizioni europee in un’intervista a La Repubblica di Firenze, soffermandosi anche sul lavoro di Cesc Fabregas alla guida del Como, atteso dalla sfida contro i viola.

FABREGAS E IL COMO, UNA SVOLTA NEL MODO DI GIOCARE

Prandelli ha riservato parole di apprezzamento al progetto tecnico del Como, riconoscendo nell’allenatore spagnolo uno dei protagonisti di un cambiamento significativo nel panorama calcistico italiano. L’ex ct ha però invitato a non interpretare eventuali passi falsi come un fallimento del percorso intrapreso.

«Merita un capitolo a parte, perché la sua è una vera rivoluzione. Per il Como è il primo anno in Champions: qualche sconfitta bisogna aspettarsela».

Un giudizio che sottolinea come, per una squadra impegnata a confrontarsi con realtà di alto livello, le difficoltà facciano parte del processo di crescita. Il progetto di Fabregas, secondo Prandelli, si distingue per un approccio innovativo, destinato a mettere in discussione alcune convinzioni consolidate del calcio italiano.

IL GAP ECONOMICO NON SPIEGA TUTTO

Nel suo intervento, Prandelli ha affrontato anche il tema delle differenze finanziarie tra i club italiani e le principali potenze europee, evidenziando come le risorse economiche non siano l’unico fattore determinante per ottenere risultati internazionali.

«Il divario finanziario c'è, ma non spiega tutto. Il vero problema è culturale. Ci siamo ubriacati con le narrazioni sul possesso palla, inseguendo le mode».

L’ex allenatore ha quindi criticato un modo di interpretare il gioco diventato particolarmente diffuso negli ultimi anni, sostenendo che il possesso non debba rappresentare un obiettivo fine a sé stesso. Al contrario, la capacità di creare spazi e sorprendere gli avversari può rivelarsi decisiva.

«Sia gli allenatori che i commentatori hanno confuso le idee: non dobbiamo conquistare la metà campo avversaria occupando gli spazi, ma crearne di nuovi. Il vecchio contropiede funziona benissimo».

Tra le possibili soluzioni per migliorare il rendimento delle italiane nelle coppe, Prandelli ha indicato anche una riduzione del numero di squadre in campionato, così da alleggerire gli impegni e consentire una preparazione più accurata delle partite europee.

CHAMPIONS LEAGUE, UN LIVELLO FUORI PORTATA PER GLI STANDARD ITALIANI

Analizzando le recenti sfide continentali, Prandelli ha descritto la Champions League come una competizione che richiede caratteristiche difficili da ritrovare con continuità nelle squadre italiane.

«La Champions è un torneo a parte, fuori scala per i nostri standard. È come correre contro delle vetture da Formula 1: troppo veloci, intense e imprevedibili. Avete visto il Villarreal contro il Napoli? La squadra di Allegri era partita bene, ma poi è stata travolta dalla sfrontatezza di chi non ha paura di osare».

Secondo l’ex ct, la differenza non si limita alla qualità tecnica delle rose, ma riguarda soprattutto la velocità delle giocate, l’intensità e il coraggio con cui vengono affrontate le partite. Elementi che possono cambiare rapidamente l’inerzia di un incontro anche quando una squadra sembra inizialmente in controllo.

ROMA, LA SCONFITTA CONTRO IL REAL NON CANCELLA LA PRESTAZIONE

Tra le squadre italiane impegnate in Europa, Prandelli ha espresso un giudizio positivo sulla Roma, nonostante la sconfitta per 4-3 contro il Real Madrid. Per l’ex allenatore, la prestazione dei giallorossi ha mostrato aspetti incoraggianti e potrebbe rappresentare un punto di partenza importante per il prosieguo della stagione.

«Meritava di vincere. Se gioca sempre così, farà più strada delle sue rivali italiane, che invece sono un po' in difficoltà».

Prandelli ha inoltre evidenziato l’importanza delle scelte tattiche durante la partita, soffermandosi sulla capacità di modificare l’assetto della squadra attraverso i cambi. Un aspetto che, a suo giudizio, sta assumendo un peso sempre maggiore nel calcio moderno.

«Mourinho è stato geniale nel rivoluzionare la formazione a gara in corso: questa è la chiave del calcio di oggi. Bisogna sfruttare al meglio le cinque sostituzioni, senza avere paura degli stravolgimenti. In Italia non l'abbiamo ancora capito».

La conclusione dell’ex ct è un invito a superare gli schemi tradizionali e ad adattarsi con maggiore coraggio alle esigenze delle partite. Dalla rivoluzione di Fabregas alla gestione dei cambi, passando per una diversa cultura tattica, Prandelli individua nella capacità di innovare uno degli elementi fondamentali per riportare le squadre italiane al livello delle principali protagoniste europee.

Sezione: News / Data: Ven 16 ottobre 2026 alle 11:18
Autore: Daniele Luongo
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