Alla vigilia del big match di Champions League contro il Manchester United, Cesc Fabregas ha presentato in conferenza stampa la sfida del Sinigaglia, soffermandosi sulle insidie della formazione inglese, sulle condizioni degli infortunati e sul percorso di crescita di un club che continua a vivere un sogno a occhi aperti. Di seguito le sue parole:

Sulla sfida: "Sarà un'altra giornata storica per la nostra società, per i tifosi e per tutta la città. Stiamo vivendo un momento davvero speciale in questi mesi. Noi, lo staff e i giocatori dobbiamo adattarci a queste situazioni, giocando sempre con tranquillità e ambizione. Affrontiamo una grandissima squadra, con giocatori straordinari. È il Manchester United. Dobbiamo goderci questa occasione e provare a vincere".

Sulla crisi del Manchester United: "Secondo me la crisi nel calcio non esiste. Non l'ho mai vissuta in questo modo. Ogni tre giorni c'è una partita per cui lottare e provare a vincere. Si gioca undici contro undici e tutti devono dare il massimo. La crisi la inventate voi. Noi siamo professionisti e vogliamo competere, è qualcosa che abbiamo dentro fin da quando siamo nati. Non credo nella crisi".

Sulla gestione degli impegni ogni tre giorni: "Dobbiamo gestire questa situazione in maniera naturale. Tanti dei nostri giocatori non hanno mai affrontato un calendario del genere, quindi dobbiamo mantenere tranquillità e giocare con ambizione. Dobbiamo continuare a migliorare. Tra cinque anni saremo sicuramente migliori di quanto siamo oggi".

Sul peso della storia del Manchester United: "Si insegna ai giocatori a non pensarci troppo, altrimenti rischiano di scendere in campo con paura. Dobbiamo giocare e vedere cosa succede. Il compito dell'allenatore è trasmettere fiducia alla squadra. Se iniziamo a pensare che l'avversario sia superiore a noi, tutto diventa più difficile".

Sulle condizioni degli infortunati: "Purtroppo Jesus Rodriguez dovrà fermarsi a lungo. Ha avuto un problema proprio all'ultimo secondo dell'allenamento e non sembra un infortunio lieve, ma qualcosa di più serio. Chalobah resterà fuori almeno due settimane, quindi salterà quattro o cinque partite. Per Kean vedremo se riuscirà a recuperare per sabato. Diao, come abbiamo già detto, potrebbe tornare dopo la sosta, magari per la partita contro l'Inter".

Sulla possibilità di allenare il Manchester United: "Come potete comprendere, non voglio rispondere a questa domanda. Sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti di Michael Carrick e di un'istituzione come il Manchester United".

Sul significato della partita per il Como: "Questa partita rappresenta tantissimo per noi come club. Sono arrivato qui quattro anni fa, da calciatore, e se penso a quello che ho trovato allora e a ciò che è diventato oggi il Como, sembra un'altra realtà. Dobbiamo però mantenere umiltà, perché abbiamo ancora tantissimo da imparare. Il Manchester United è un club storico, che conosco molto bene. Scenderemo in campo per competere e vedremo come andrà, ma abbiamo grande rispetto per la loro storia e per quello che rappresentano. Hanno giocatori incredibili".

Su come affrontare tatticamente il Manchester United: "Ci sono diversi modi di attaccare. Cerchiamo di studiare le debolezze degli avversari, senza dimenticare quello che sappiamo fare noi. Lo United ha compiuto un passo avanti importante. Non possiamo limitarci ad attaccare soltanto a destra o a sinistra, dobbiamo trovare le soluzioni migliori per metterli in difficoltà. Hanno un modulo e principi di gioco ben definiti, ma alla fine il calcio appartiene ai giocatori. È una cosa che a volte noi allenatori e dirigenti tendiamo a dimenticare".

Sulla nascita e crescita del progetto Como: "Dopo essermi ritirato ho iniziato ad allenare la Primavera. Poi il presidente mi ha chiesto quale fosse il mio piano e quale visione avessi per il futuro. Il club ha creduto in me e in quello che volevo costruire. Sono arrivati giocatori come Perrone, Diao e Nico Paz, che hanno risposto benissimo. Suwarso si occupa di tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Lavoriamo come una squadra, fidandoci l'uno dell'altro. Lui è un mio amico e, insieme a Ludi, lavoriamo come una famiglia. Vedere i tifosi divertirsi e il club crescere è la soddisfazione più grande. Anche quando perdiamo, la gente continua a sostenerci ed è qualcosa di speciale. Non dobbiamo dimenticare dove eravamo quattro anni fa. Se continueremo a lavorare duramente e tutti insieme, la storia del Como sarà bellissima e verrà ricordata per sempre".

Su Douvikas e sulle differenze tra Champions League e Serie A: "Non parlo mai di chi giocherà e di chi non giocherà. Quando analizzi le partite di Champions League, studi le migliori squadre dei rispettivi campionati, formazioni molto dominanti che normalmente vincono quasi tutte le loro partite. È più semplice riconoscere le loro idee di gioco. Vincere in Italia, invece, è molto difficile: ci sono tanti duelli individuali in ogni zona del campo. Da questo punto di vista, il calcio italiano è più facile da analizzare".

Sui margini di crescita di Nico Paz: "Nico ha un potenziale enorme, oltre a grande ambizione e personalità. Ha la mentalità dei giocatori di una volta, di quelli che non si accontentano mai. Conosce la mia opinione e sa perfettamente quali aspetti deve migliorare. Sta lavorando per riuscirci e ha soltanto 22 anni. Se continuerà su questa strada, in futuro diventerà ancora più forte".

Sulle critiche dopo la sconfitta contro il Feyenoord: "Sì, ho cambiato la mia opinione. Abbiamo fatto tante cose positive, sia con il pallone sia senza. La sensazione che si prova giocando in casa è diversa rispetto alle trasferte. A volte possiamo commettere degli errori per inesperienza e continuerà a succedere. L'importante, però, è riuscire sempre a portare a casa qualcosa".

Sul dualismo tra Sanchez e Butez: "Douvikas gioca? Sì. Il portiere, invece, non ve lo dico. Jean è stato ed è importantissimo per noi e continuerà a giocare tanto, ma c'è una competizione con Robert che contribuirà ad alzare il livello di entrambi. È così che intendo la concorrenza all'interno della squadra. A volte giocherà un portiere, altre volte l'altro. Daremo continuità a chi sta facendo bene".

Sulla scelta di restare in un club in continua crescita: "È qualcosa che non dimenticherò mai, perché per me tutto questo ha un valore enorme. Stiamo vivendo queste esperienze con ragazzi che oggi giocano in Champions League ed è speciale. Ricordo il giorno della promozione, quando siamo arrivati decimi e quando abbiamo conquistato la qualificazione alla Champions. Sono emozioni uniche, soprattutto quando puoi abbracciare le persone che hanno condiviso il percorso con te. Continuiamo a lavorare senza dimenticare da dove arriviamo, ma pensando al presente e a quello che potrà succedere in futuro. La scorsa stagione è ormai passata, non possiamo vivere di ricordi. Abbiamo tanti giocatori da gestire e dobbiamo adattarci continuamente alle diverse situazioni, senza farci condizionare dal rumore esterno e rimanendo concentrati".

Sulle caratteristiche del Manchester United: "Sono molto forti in contropiede e cercheremo di impedirgli di sfruttare questa qualità. Ma come riuscirci? È questa la domanda. Dobbiamo rispettare l'avversario, senza mai smettere di essere noi stessi".

Sulle scelte in attacco: "Abbiamo principi di gioco ben precisi, ma dobbiamo anche considerare le caratteristiche individuali dei calciatori. Prepariamo il piano gara e possiamo modificare qualche dettaglio, mantenendo sempre la stessa idea di fondo. In Serie B giocavamo con il 4-4-2, poi, quando Cutrone si è infortunato, abbiamo utilizzato Verdi e cinque centrocampisti. Credo che la capacità di adattamento dimostrata da questa squadra negli ultimi anni sia incredibile. Bisogna trovare soluzioni senza avere paura. Ogni ostacolo rappresenta una nuova opportunità. L'altro giorno, per esempio, è stata un'occasione per Liberali e abbiamo scoperto un'altra risorsa importante".

Sul paragone con Wenger e sulla crescita di Nico Paz: "Di Wenger ce ne sarà soltanto uno. Sento una grande responsabilità quando portiamo qui un giovane giocatore e i suoi genitori ci affidano il loro figlio. I ragazzi sono sempre molto bravi, ascoltano e lottano per raggiungere gli obiettivi che ci poniamo. Non voglio portare giovani al Como soltanto per farli giocare, ma per formare dei campioni. È questa la differenza. Mi piace conoscere anche le famiglie dei calciatori, per capire meglio chi arriva qui e poter gestire il gruppo. Il merito più grande, però, è dei giocatori, per quello che dimostrano in campo e per le loro qualità. A me basta questo".

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 20 ottobre 2026 alle 19:43
Autore: Luca Bianchi
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