Sergi Roberto ha rilasciato un’intervista a cuore aperto dove racconta la sua storia al Barcellona, le sue emozioni più grandi e i successi più importanti, raccontando anche il suo rapporto con Como e con i propri compagni.
Ecco le sue parole rilasciate a BLU, magazine ufficiale del Como:
Uscire dopo anni dalla bolla Barcellona: “Lasciare il Barça è stato un momento profondamente doloroso: è la squadra della mia vita. Sono cresciuto tifando questi colori e ho indossato la maglia blaugrana per tutta la mia carriera. È stato difficile dirle addio, ma allo stesso tempo ho provato grande orgoglio per il cammino fatto a Barcellona e per i titoli conquistati, fino a sentire nascere in me il desiderio di affrontare una nuova sfida.”
L’indimenticabile notte della rimonta contro il Psg: “La rimonta contro il Paris Saint-Germain è stata una notte semplicemente incredibile. Ricordo perfettamente l’istante del gol: lo stadio è esploso, i miei compagni erano fuori di sé. I festeggiamenti sono andati avanti per settimane. Quella notte, dopo la partita, era impossibile prendere sonno: continuavo a rivedere quel gol, ininterrottamente, nella mia mente.”
La routine dopo le partite: “Dopo una partita chiamo quasi sempre mia moglie e mio padre: a loro piace confrontarsi subito su quanto è successo in campo. Io, invece, non amo parlarne a caldo, soprattutto dopo una sconfitta, è una cosa che faccio davvero fatica a fare. Per fortuna, però, negli ultimi tempi stanno arrivando buoni risultati e quindi sì, alla fine sento sempre sia mia moglie sia mio padre dopo la gara.”
Una rara serata lontano dal calcio: “Niente di particolare per una serata con mia moglie, un aperitivo, poi una cena elegante, italiano o sushi insieme a un buon vino.”
Gli sportivi che ammira: “Da piccolo il mio calciatore preferito era Ronaldinho, era un giocatore fantastico, ha riportato gioia a tutti i tifosi del Barça. Un altro che ammiro molto è Marc Marquez, amo la sua mentalità e il modo in cui affronta le difficoltà: anche dopo aver raggiunto tutto e aver attraversato momenti durissimi, non ha mai smesso di lottare, fino a ottenere la ricompensa che meritava".
Pensieri sul calcio da ragazzo: “Quando avevo 15 anni il calcio era soltanto una passione. Da bambino avevo sempre un pallone tra i piedi, anche in casa mentre studiavo. Era il modo in cui passavo i pomeriggi con gli amici e mi divertiva enormemente: il momento più bello della giornata. Oggi è diventato un lavoro, ma mi sento fortunato perché lo vivo ancora con lo stesso spirito di allora: continuo a divertirmi tantissimo. Ogni mattina mi sveglio con la voglia di allenarmi e sono profondamente grato che la mia passione si sia trasformata nel mio lavoro".
E se un amico viene a visitare Como: “Mi piace sempre partire dal centro città per far scoprire quella parte di Como, camminare dallo stadio fino al molo, salire su un battello e concedersi un bel giro sul lago.”
Per lui, però, il valore più grande del club non è il panorama, bensì le persone e la sensazione che il gruppo vada ben oltre la semplice dimensione della squadra.
"La cosa più bella è la famiglia che si è creata. Il progetto Como è ancora giovane: ci sono stati molti cambiamenti, sono passate tante persone e tanti giocatori…”.
Marco Filippone
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