Il dibattito sul rapporto tra colpi di testa e salute cerebrale continua ad animare il mondo del calcio. Sul canale YouTube di Tuttosport il professor Fabrizio Tencone, storico medico della Juventus e oggi responsabile del Centro Isokinetic di Torino, ha approfondito il tema intervistato dal direttore Guido Vaciago.

Un'analisi medica e scientifica per chiarire cosa sappiamo oggi sugli effetti degli impatti ripetuti alla testa e perché alcune federazioni hanno scelto di introdurre limitazioni nelle categorie giovanili. Secondo Tencone, la decisione del Como 1907 non rappresenta una condanna del colpo di testa, ma un approccio più prudente nella fase iniziale della formazione calcistica.

“I genitori non devono preoccuparsi” - La domanda principale riguarda proprio le famiglie: il divieto del colpo di testa fino ai 12 anni deve essere visto come un segnale d'allarme? «Non bisogna allarmarsi – spiega Tencone -. La scelta del Como è una decisione seria, basata su studi che vanno avanti da anni».

Tra le ricerche citate c'è quella commissionata nel 2019 dalla Football Association inglese all'Università di Glasgow sugli effetti neurologici negli ex calciatori professionisti.

Lo studio sugli ex calciatori scozzesi - La ricerca ha analizzato circa 7-8 mila ex calciatori scozzesi nati tra il 1900 e il 1980, evidenziando un rischio di sviluppare forme di demenza circa 3,5 volte superiore rispetto alla popolazione generale.

«È un dato significativo – precisa Tencone – ma lo studio non permette di stabilire una causa diretta. Oltre ai colpi di testa ci sono molte altre variabili da considerare: lo stile di vita, i palloni utilizzati in passato e altri fattori non analizzati».

Il calcio studia nuove regole - Secondo il medico, il percorso intrapreso dalle federazioni internazionali non punta a eliminare il colpo di testa dal calcio degli adulti, ma a gestire meglio i rischi nelle fasi più delicate.

«L'attenzione principale oggi riguarda soprattutto la gestione dei traumi cranici durante le partite».

In caso di scontro tra giocatori con colpi alla testa, infatti, esistono protocolli sempre più rigidi: il gioco viene fermato, il calciatore viene sottoposto a una valutazione medica e vengono verificati eventuali sintomi legati alla commozione cerebrale attraverso test specifici.

“Un aiuto per allenatori e ragazzi” - Tencone promuove la scelta del Como e considera il nuovo protocollo uno strumento utile per il settore giovanile.

«È un'ottima iniziativa. Queste regole rappresentano un'importante forma di tutela per i più piccoli e un valido supporto per istruttori e insegnanti di calcio, soprattutto in un'età fondamentale per lo sviluppo».

Sezione: Focus / Data: Lun 27 luglio 2026 alle 10:15
Autore: Daniele Luongo
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