Il tecnico del Como, Cesc Fabregas, ha parlato al Daily Telegraph, ripercorrendo le tappe principali della sua carriera da allenatore e proiettandosi anche verso un possibile futuro in Premier League:

«La Premier League è il miglior campionato del mondo. L’ho pensato da calciatore, lo penso da allenatore e da tifoso. Ma Mourinho, ai tempi del Chelsea, mi disse: “Ho ancora 30 anni di carriera”. Quindi potrei restare al Como anche per altri 10 anni e approdare in Premier tra 12 o 15. Il calcio è imprevedibile, cambia in un secondo: un giorno sei il migliore, quello dopo il peggiore. Per questo bisogna godersi il momento. Quello che stiamo vivendo qui a Como è molto bello, poi vedremo cosa ci riserverà il futuro».

Sul suo ruolo all’interno del club, oltre a quello di allenatore, Fabregas ha aggiunto:
«Prendo tutte le decisioni calcistiche. Il direttore sportivo è al mio fianco ogni giorno e abbiamo la stessa visione del calcio. Per gli acquisti lavoriamo con i dati e con gli osservatori, ma alla fine devono essere giocatori in cui credo davvero. Sono fortunato ad avere un presidente che si fida di me e mi lascia prendere queste decisioni: per me è fondamentale».

Il tecnico ha poi spiegato anche il suo coinvolgimento in altri aspetti del club:
«Ho contribuito al progetto della palestra insieme agli architetti. Ho voluto, come mi aveva insegnato Wenger, che il vetro fosse rivolto verso il campo. Anche l’edificio della mensa è stato pensato così. Allo stadio ho chiesto di allargare il campo: siamo una squadra che vuole giocare in possesso e anche un metro in più può fare la differenza nell’uso dell’ampiezza. Per qualcuno può sembrare un dettaglio, ma non lo è».

Sullo stile di gioco e sulla filosofia:
«Voglio una squadra che diverta il pubblico. Alleno seguendo ciò in cui credo: amo il gioco del calcio. Se dovessi allenare solo per il risultato, non lo farei. Ho giocato per vent’anni ai massimi livelli, ho una famiglia e una vita serena. Lo faccio per passione, a modo mio. Ovviamente bisogna adattarsi ai giocatori, ma alla fine restano le proprie idee. Non potrei mai allenare con i lanci lunghi: bisogna credere in ciò che si fa. Si può vincere in tanti modi, basta convincere i giocatori del proprio metodo».

Infine, il suo “quaderno dei successi”:
«Ho iniziato a scriverlo all’Arsenal, prima di andare al Barcellona, e l’ho portato avanti per tutta la carriera. Mi aiuta ancora oggi: se ho dubbi, lo consulto. Le sezioni più importanti sono dedicate a Wenger e Conte, perché con lui ho vissuto un’esperienza molto diversa, quasi uno shock per me».

Sezione: Primo Piano / Data: Mar 05 maggio 2026 alle 12:10 / Fonte: Tuttomercatoweb
Autore: Daniele Luongo
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