Su la sosta e il rientro dei nazionali: "Abbiamo lavorato bene, i ragazzi sono rientrati e si sono messi subito a disposizione. Ho seguito tutte le partite dei nostri giocatori e sono molto contento perché praticamente hanno giocato tutti. Mi piace vederli esprimere qualcosa di diverso con altre squadre e con altri commissari tecnici. Sono soddisfatto di Baturina e Nico Paz, mentre Diao è tornato con il Senegal e ha giocato una mezza partita per ritrovare la condizione. Ora però il focus torna su di noi".

Su Ramon e Rodriguez: "Sono entrambi in campo. La decisione finale la prenderò domani, in base a come andrà l’allenamento. Ramon viene da un problema allo psoas e va valutato fino all’ultimo. Jesus Rodriguez invece non è ancora pronto: sta meglio del previsto, inizialmente si pensava a tempi più lunghi dopo il problema al legamento del ginocchio destro, ma potrebbe rientrare già la prossima settimana".

Su Baturina e sul suo ruolo: "Io non invento niente. Non puoi chiedergli di restare fermo sulla linea perché si annoia, non è nelle sue caratteristiche. Jesus Rodriguez, invece, è più adatto a stare largo. Un allenatore deve adattarsi ai giocatori che ha, capire dove si sentono più a loro agio e dove possono dare di più alla squadra. Abbiamo trovato soluzioni anche con Nico Paz, Da Cunha, Perrone e Caqueret. È stato bravo lui a ritagliarsi uno spazio: questa sua polivalenza ci aiuta molto".

Su il lavoro del club e del settore giovanile: "Noi non siamo qui per dare lezioni a nessuno. Guardiamo a quello che vogliamo costruire per arrivare al futuro che immaginiamo. Osian Roberts sta facendo un lavoro eccellente nella gestione dell’Accademia. L’obiettivo è portare più giocatori possibili in prima squadra. Per questo bisogna iniziare già dalle Under 8, lavorando su tecnica e personalità. Non solo a 23 anni, ma già a 7-8 anni con un’idea diversa di crescita. Quando vado a vedere mio figlio vedo persone che lavorano da anni, ma forse si era un po’ persa la strada. Ora vogliamo dare coraggio ai ragazzi e farli crescere divertendosi, in modo più mirato. Non tutti arriveranno, ma anche solo l’1-2-3% sarebbe un grande risultato. È un progetto fondamentale per noi e vogliamo portarlo avanti con grande attenzione. Non abbiamo paura di perdere, sappiamo qual è la nostra strada. È vero che oggi non abbiamo tanti italiani, ma due anni fa siamo ripartiti con molti di loro. Siamo una società giovane e siamo ancora in una fase di costruzione".

Sull’Udinese e sul peso della partita nella corsa Champions: "L’Udinese è una squadra in crescita, molto fisica, tra le più fisiche del campionato. Sanno gestire bene ogni contesto di partita e mi piacciono perché si vede il lavoro che c’è dietro. Noi dovremo essere molto precisi e mantenere un ritmo alto. Dopo la sosta delle nazionali non è mai semplice, perché c’è chi torna con sensazioni diverse, ma quando siamo qui sappiamo chi siamo e cosa vogliamo fare. L’Udinese ha una struttura solida, gioca con lo stesso sistema da anni in Serie A ed è guidata da un allenatore esperto. A questo livello bisogna fare partite di grande qualità per vincere".

Sulle condizioni della squadra e sul finale di stagione: "Stanno tutti bene, a parte Jesus Rodriguez e Addai. Siamo una squadra più forte, con più soluzioni, e siamo cresciuti sotto l’aspetto della maturità e della mentalità. Ora nelle partite conta soprattutto la voglia, da portare in campo per tutta la settimana con continuità. Io chiedo sempre di andare a mille, con la nostra mentalità. Poi ci sono episodi come espulsioni o rigori che non puoi controllare, ma l’atteggiamento deve restare sempre positivo".

Sulla gestione dei terzini: "Non è qualcosa di studiato a tavolino. Mi piace molto la relazione tra i giocatori: Moreno e Jesus Rodriguez, ad esempio, si intendono bene anche perché parlano la stessa lingua. Smolcic e Van der Brempt hanno caratteristiche diverse e si adattano meglio ad altre partite. Io mi fido molto delle connessioni tra i giocatori in campo".

Sul premio Bearzot e sulla propria crescita da allenatore: "Io voglio crescere sempre. Non sarò lo stesso allenatore tra otto o dieci anni rispetto a oggi o a quando ho iniziato. Mi sento pronto per tutto, non ho dubbi su me stesso: è questo che deve fare un leader. So che devo migliorare in alcune cose, ma ora non è il momento di pensare solo a giocare bene: bisogna rompere il muro, vincere e convincere. Voglio che i miei giocatori si sentano forti, anche nei momenti di pressione. Prima di iniziare ho parlato con Mikel Arteta e gli dissi che non sapevo se fossi pronto: lui mi rispose che la competitività ti spinge sempre a trovare soluzioni. Dopo due anni posso dire che aveva ragione. Lo staff mi aiuta, ma poi le decisioni spettano a me: un allenatore deve essere pronto".

Sui giocatori della Nazionale italiana che apprezza: "Ce ne sono tanti. Giocano in squadre come Juventus e Inter, quindi il livello è alto. Palestra mi piace molto, Locatelli mi è sempre piaciuto. Però è ingiusto fare solo due nomi: se sono a quei livelli è perché sono grandi giocatori. Poi magari vai a chiedere qualcuno e ti chiedono 40 milioni… ma questo fa capire il valore che hanno".

Sezione: Primo Piano / Data: Sab 04 aprile 2026 alle 14:33
Autore: Luca Bianchi
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