«Se la palla ce l’abbiamo noi, gli altri non possono segnare». Il celebre principio di Rinus Michels, padre del calcio totale dell’ Ajax e della Nazionale di calcio dei Paesi Bassi, continua ancora oggi a influenzare il calcio moderno. Un’idea sviluppata poi da Nils Liedholm in Italia, perfezionata da Johan Cruyff al Barcelona e portata alla massima espressione da Pep Guardiola.

Oggi quella filosofia rivive in Serie A grazie al Como guidato da Cesc Fàbregas. Una squadra costruita sull’idea che il possesso palla non sia soltanto spettacolo, ma il primo strumento difensivo. Difendersi attaccando, controllare il gioco per limitare i rischi e aggredire gli spazi con intensità: è questa la nuova identità del Como.

I numeri confermano il valore del progetto. I lariani vantano la migliore difesa della Serie A con appena 28 gol subiti e ben 18 clean sheet. Un rendimento che li colloca tra le migliori squadre d’Europa: soltanto Arsenal  e Paris Saint-Germain hanno incassato meno reti nei cinque principali campionati europei, mentre nessuno ha mantenuto la porta inviolata più volte del Como.

In appena due stagioni nella massima serie, Fabregas ha dimostrato che il calcio offensivo può convivere con la solidità tipica della tradizione italiana. «Preferisco perdere provando a vincere piuttosto che giocare con paura», aveva spiegato il tecnico prima della sfida contro il AC Milan allenato da Massimiliano Allegri, spesso considerato l’opposto filosofico rispetto allo stile del tecnico spagnolo.

Il progetto tecnico nasce da un lavoro condiviso con il direttore sportivo Carlalberto Ludi e il responsabile dello sviluppo Osian Roberts. I giocatori scelti devono avere qualità tecniche, ma soprattutto mentalità e coraggio nel gestire il pallone.

Emblema perfetto di questa filosofia è il portiere Jean Butez, diventato di fatto l’undicesimo giocatore di movimento. Bravo con i piedi, lucido nelle scelte e fondamentale nell’impostazione dal basso, il francese guida la manovra, detta i tempi e coordina la linea difensiva. Con la sua visione di gioco aiuta i compagni a mantenere equilibrio e calma anche nei momenti più delicati.

Nel sistema di Fabregas, il portiere non è soltanto l’ultimo baluardo, ma il primo regista della squadra. Una figura chiave per un Como che sogna l’Europa senza rinunciare alla propria identità.

Sezione: Primo Piano / Data: Gio 14 maggio 2026 alle 10:15 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Daniele Luongo
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