Conferenza in casa Como: Cesc Fabregas ha presentato la sfida di lunedì sera contro la Lazio.
“Stiamo attraversando un momento di gioco molto positivo. Non possiamo dirci soddisfatti del risultato, ma sono orgoglioso della prestazione offerta contro il Milan, una squadra sette volte campione d’Europa. A volte, tutti noi rischiamo di dimenticare quanto sia alta l’asticella delle aspettative: è giusto averle, ma quando diventano eccessive si corre il rischio di sbagliare valutazioni, comunicazione e interpretazione delle cose.
Serve calma e serve restare con i piedi per terra: abbiamo disputato una grandissima partita. Detto questo, ci sono episodi e dettagli in cui possiamo e dobbiamo migliorare, perché nel calcio il minimo errore si paga caro. Non è normale subire tre gol ogni volta che l’avversario tira in porta.
Se chiudo gli occhi, voglio vedere la mia squadra giocare esattamente così. È chiaro che non siamo perfetti e non possiamo fare tutto nel modo migliore, ma la volontà messa in campo dai ragazzi è stata straordinaria. Luka Modrić, uno dei più grandi giocatori della storia, ha toccato appena 14 palloni quando di solito ne gioca cento: questo dice molto del lavoro difensivo incredibile che abbiamo fatto.
Poi c’è Maignan, che non va dimenticato, e Rabiot, che conosciamo bene e che ha disputato una partita eccezionale. È il Milan, può succedere. Adesso dobbiamo rialzare la testa, perché dopo la partita i ragazzi erano molto giù. L’importante è reagire subito: ci aspetta un’altra gara fondamentale".
Sulle critiche al suo gioco, spettacolare ma non sempre produttivo:
“Mi sembra assurdo che nel 2026 si debba ancora discutere di certe cose. Il calcio appartiene a tutti e si può vincere in tanti modi diversi. Io l’ho fatto con Conte, con Wenger, in contesti e con filosofie differenti: ho conosciuto ogni tipo di calcio e ho vinto con tutti. Perché allora continuare a creare divisioni o dibattiti inutili?
Faccio i complimenti al Milan per la vittoria, ma questo non significa che sia migliore o peggiore di noi: nel calcio ci si deve rispettare sempre. Si può perdere in tanti modi diversi, e fa parte del gioco.
Vengo spesso attaccato, ma io non ho mai detto nulla di polemico. Se a qualcuno non piace il mio calcio, sinceramente non mi interessa. Fin dal primo giorno mi è stato chiesto di costruire un gioco bello, riconoscibile, come il lago di Como: non semplicemente di vincere. Mi è stato chiesto di creare uno stile, un’identità, un certo tipo di giocatore che rappresenti questa squadra e questa città.
Il mio lavoro è questo. Se mi venisse chiesto solo di vincere, mi organizzerei e mi adatterei in modo completamente diverso. Sono stanco di questo tipo di discussioni: noi lavoriamo, proviamo le nostre idee e seguiamo la nostra strada. Per me è un dibattito senza senso, come cercare un problema dove il problema non esiste".
Ha parlato lei però di risultatismo e giochismo.
“No, ho risposto semplicemente perché vengo attaccato. Spesso si sente dire: ‘meglio il calcio di Guardiola o quello di un altro?’, ma non capisco il senso di questi confronti. Può piacere uno stile più di un altro, è normale, ma ci deve essere rispetto e accettazione.
Non è una sfida personale tra Allegri e me: è stata una partita tra il Como e il Milan. Loro sono una squadra straordinaria, hanno vinto e magari tra tre o quattro settimane, a San Siro, giocheranno una partita completamente diversa. Ogni gara fa storia a sé.
In televisione ho detto che, se quella partita si fosse rigiocata, in otto o nove casi su dieci l’avremmo vinta. Poi è chiaro che andare a Milano a giocare contro il Milan può portare a un copione diverso.
Detto questo, la mia squadra ha disputato una partita eccezionale. Non abbiamo vinto? Complimenti a loro. Ma io non posso essere né triste né scontento di quello che hanno fatto i miei giocatori".
Come sta la squadra?
“La frustrazione che i ragazzi provano deve trasformarsi in energia positiva. Serve calma e continuità: dobbiamo continuare a giocare il nostro calcio. Se iniziassimo a pensare di cambiare strada, sarebbe un errore. Se avessimo vinto, oggi si parlerebbe di ‘che grande Como’. Io per primo sono sereno e cerco di trasmettere tranquillità alla squadra. È normale provare rammarico, ma quella frustrazione deve spingerti a fare una corsa in più, a dare qualcosa in più in campo".
La Lazio?
“È una squadra in crescita. Con Sarri ha un’identità molto chiara, ha due esterni di grandissimo livello. Anche Taylor è un giocatore forte: lo conosciamo bene, lo abbiamo affrontato ai tempi dell’Ajax. Hanno una difesa solida e compatta, sono ben organizzati e mi piacciono molto. È un gruppo consolidato, che gioca insieme da diversi anni. Sarà una partita bellissima da affrontare, tra due squadre con uno stile più o meno simile. Per noi è un’altra grande sfida, ed è proprio questo il bello".
Ha scelto di parlare solo ieri alla squadra.
“Ho detto chiaramente quanto sia orgoglioso della squadra. Sono arrabbiato per il risultato, perché c’è il rammarico di sapere che si poteva fare di più: due palloni persi fanno la differenza, ed è una questione di esigenza personale. Il rigore? Fa parte del calcio.
Adesso dobbiamo essere bravi a continuare su questa strada e a rialzare subito la testa. I miei giocatori sono la mia energia, la mia forza: vedere come difendono, la personalità che mettono in campo, mi dà grande fiducia.
Si parla spesso dei soldi spesi, ma basta guardare la squadra che avevamo in campo l’altro giorno, soprattutto in difesa. Il merito è tutto di questi ragazzi: molti sono nuovi, ci sono stati adattamenti importanti. Io l’ho sempre detto: se dobbiamo perdere, vogliamo farlo così.
I tifosi sono una spinta fondamentale e i giocatori meritano rispetto per quello che stanno facendo. In Italia vincere è difficilissimo: basta guardare Napoli-Parma o la partita del Pisa, che meritava di più. Qui il livello è altissimo e si cresce continuamente.
Per certi aspetti, per me è più semplice adattarmi al calcio spagnolo che a quello italiano, ma proprio per questo il percorso è stimolante. Noi dobbiamo costruire la nostra storia, senza farci condizionare da quello che dicono gli altri".
Sulla mancanza di attenzione in alcune situazioni contro il Milan
“Sono d’accordo. In certi momenti può esserci stato un calo di attenzione, forse un po’ di freddezza, o semplicemente la necessità di gestire meglio alcuni minuti della partita. Mancava pochissimo all’intervallo e io dico sempre ai ragazzi di giocare ogni pallone con concentrazione. In generale le cose sono state fatte bene, poi però ci sono episodi difficili da spiegare.
Quello che vedo, però, è un processo di crescita. Siamo una squadra giovane, che deve ancora imparare a leggere certe situazioni e certi momenti della gara. Basta guardare l’Inter: è una squadra che conosce benissimo le dinamiche del gioco, si muove in modo automatico perché i giocatori si conoscono da anni".
Jesús Rodríguez è influenzato?
“Se è rimasto fuori non significa che non avrebbe potuto giocare anche Baturina. Il discorso è più ampio. C’è spazio nel calcio moderno per giocatori che non siano intelligenti? È un tema complesso e potremmo parlarne a lungo.
Oggi i calciatori iniziano a imparare molto presto, ma questo a volte riduce creatività e immaginazione negli spazi e nei tempi di gioco. Tutte le rotazioni, gli spazi da occupare o da attaccare, spesso devono essere spiegati.
A volte penso che un giocatore non faccia una certa scelta, poi parlando con lui capisco che stava leggendo la situazione in modo diverso. Io ho vissuto anche un calcio molto ‘robotico’, ma non ci credo fino in fondo. Magari tra due anni cambierò idea, ma il calcio è fatto di tante rotazioni, interpretazioni e crescita continua. Guardate quanto è cresciuta la Juventus: questo dimostra quanto il lavoro e il tempo siano fondamentali".
Col Milan è mancata forse un po' di cattiveria? Eravate stanchi? Bisogna tornare sul mercato?
“Non possiamo pensare di risolvere tutto andando sempre sul mercato. Dobbiamo essere bravi a ruotare, a lavorare con quello che abbiamo, senza alibi e senza scuse. L’obiettivo è continuare a giocare bene e, quando possibile, portare a casa il risultato.
È vero, può esserci un po’ di stanchezza, ma va anche riconosciuta la qualità dell’avversario. Sul 2-1 la situazione si poteva gestire meglio, certo, ma parliamo di dettagli tattici: di come affrontare quell’azione specifica, che nasce in modo molto rapido, con un giocatore forte che si inserisce nel momento giusto. In quei casi non sempre si prende la decisione corretta, ma credo sia più un errore di scelta che di condizione fisica.
Van der Brempt ha perso pochi palloni, Ramon ha vinto molti duelli: questo va detto. Detto ciò, possiamo e dobbiamo essere ancora più esigenti".
Su Sergi Roberto
“È stato fuori a lungo e ha bisogno di due o tre settimane di allenamenti continui con il gruppo per ritrovare ritmo e sensazioni: accelerare, frenare, fare sprint. Viene da diversi infortuni e ha una certa età, quindi dobbiamo gestirlo con attenzione, forse anche più di altri come Addai.
Per noi può essere un giocatore molto importante, ma deve ritrovare fiducia e continuità, e questo richiede tempo e cura”.
Il punto sugli infortunati.
“Addai e Morata hanno ripreso a lavorare parzialmente con il gruppo da ieri e domani continueranno su questa linea. Speriamo che dopo lunedì possano rientrare in maniera più stabile, ma nella mia valutazione non sono ancora completamente pronti.
Per quanto riguarda Kempf, ha avvertito una tensione al quadricipite. Lui avrebbe voluto continuare, e anch’io inizialmente, ma alla fine ho preferito non correre rischi. Diego Carlos è un ottimo centrale e ci ha permesso di gestire la situazione.
Mancano ancora 48 ore alla partita, che nel calcio sono tantissime, quindi la sua presenza è in dubbio: al momento è un 50 e 50 per vederlo dall’inizio. Goldaniga, invece, prosegue con il suo percorso di recupero.”
Nuno Tavares piace?
“Se si presenta il momento giusto e l’occasione giusta per migliorare la squadra, la valuteremo. Ma al momento non siamo vicini a nessun giocatore".
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