Cesc Fabregas all'antivigilia di Como-Pisa ha parlato in conferenza stampa, presentando la sfida contro i toscani, ecco le sue parole:
"Prima di tutto vorrei dire pubblicamente che abbiamo perso una persona molto importante, Michael Hartono, una persona che insieme alla sua famiglia ha dato tantissimo a questa società e alla città. Il nostro pensiero va a lui. Purtroppo non l'ho mai conosciuto personalmente, ho solo incontrato i suoi figli".
Da Cunha ha raggiunto livelli da top player nella partita contro la Roma, come lo vede?
“Ci sono partite in cui i giocatori devono fare la differenza con la loro qualità. Organizzazione, lavoro e dinamiche sono fondamentali, ma alla fine nel calcio contano quelli che riescono a incidere davvero. Squadre come PSG, Real e Barcellona hanno i migliori interpreti proprio perché sanno risolvere le partite in questo modo".
Avete timore del Pisa? Che partita si aspetta?
"Temere non è la parola giusta, piuttosto parlerei di grande rispetto. Ne abbiamo discusso tra di noi: sarà una partita molto importante e completamente diversa. Servirà massima attenzione. Contro il Cagliari hanno fatto molto bene, anche in inferiorità numerica. È una squadra viva, che non si arrende. Dovremo partire forte, con la giusta intensità e fame, mettendo in campo qualità e mentalità per vincere.”
Tanti giocatori convocati in Nazionale, anche Diao...
“È motivo di grande soddisfazione: più giocatori vengono chiamati, meglio è. Significa che stanno crescendo. Per quanto riguarda Diao, è stato fuori a lungo, ma per la società e i tifosi è motivo di orgoglio. Non è un problema, a patto che restino concentrati sulle partite imminenti. Dal punto di vista mentale sì, è importante. Su Diao preferisco non commentare...".
Butez invece è rimasto fuori, meritava la chiamata?
“Credo sia pronto, poi le scelte spettano al commissario tecnico. Ci sono tanti giocatori di livello e anche gli altri convocati meritano".
Caqueret, Da Cunha e Baturina stanno alzando il livello partita dopo partita...
"Da Cunha sta facendo un ruolo nuovo, ha una mentalità fantastica. Baturina ci sta facendo vedere quello che sa fare. Caqueret è già più pronto e maturo, è un calciatore molto valido, sono molto contento di lui".
Nel secondo tempo contro la Roma ha messo il centravanti, non l’ha convinta l'assetto del primo tempo?
“Non si tratta di un esperimento, ma di seguire un piano gara e adattarsi a ciò che succede. Che inizi o meno Douvikas, parliamo di un giocatore di grande valore, capace di cambiare la partita. Non esiste una sola risposta: ha già giocato altre gare senza segnare, quindi non possiamo basarci solo su quello. Nel secondo tempo, però, è entrato molto bene, così come Diao e Jesus Rodriguez. Anche Van der Brempt, negli ultimi minuti, ha dato un contributo importante permettendoci di guadagnare spazio e tempo. Per me conta soprattutto l’idea di gioco".
Come vede il rapporto tra giornalisti e allenatori?
“È un ambiente complesso. Gli allenatori, in fondo, rappresentano la società. Se guardo alla Premier e ad Arteta, ad esempio, vedo conferenze stampa continue e grande esposizione mediatica. Questo ti fa capire quanto conti anche la comunicazione, anche se esistono tanti punti di vista. A volte le conferenze durano anche 50 minuti: può piacere o meno, e talvolta si rischia anche di essere penalizzati parlando troppo. Io però lo faccio in modo naturale.
Credo che il rapporto debba basarsi sul rispetto. C’è sempre grande attenzione verso ciò che dice un allenatore, ma per me è più importante parlare della partita. Dopo gare importanti, come quella con la Roma, dal nostro punto di vista diventa anche difficile spiegare tutto nei dettagli. Spesso, però, quello che conta davvero è dare ai giornalisti — e al pubblico — quelle due parole che restano impresse: è anche questo il ruolo di un allenatore".
Un pensiero sull'età media in Serie A...
“Ognuno costruisce la propria squadra secondo una strategia. Noi siamo una squadra giovane e lo si vede anche dal minutaggio: a livello Under 23 è quasi raddoppiato. Vigorito gioca poco? Forse in campo meno, ma fuori dà un contributo importante. Tra i primi 12 ci sono tanti ragazzi. Si dice che qui manchino italiani: è vero. L’età media è intorno ai 22-23 anni, e il prossimo passo sarà proprio quello di inserire più giocatori italiani".
Diao ha fatto la differenza contro la Roma...
“Mi aspetto un Diao in crescita, e già l’ho visto migliorare. Quando gioca così, attacca lo spazio e segna, diventa difficile anche per noi stabilire quanto utilizzarlo. In questo momento dobbiamo gestirlo con attenzione: vogliamo valorizzarlo al massimo, ma resta un ragazzo di 20 anni. Le esperienze recenti lo hanno reso più forte mentalmente".
Perché preferisce non comunicare la formazione ai giocatori con largo anticipo?
“Non è tanto una questione tattica o di cambiare sistema. Giochiamo molto e il tempo per allenarsi è limitato. Alla vigilia lavoriamo sui dettagli e sulla preparazione della partita. A volte preferisco non dare riferimenti troppo presto, anche per non svelare le scelte. Dipende molto da quanto tempo abbiamo per preparare al meglio la gara".
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