Cesc Fabregas ha presentato in conferenza stampa a Mozzate il big match contro il Napoli, in programma al Sinigaglia sabato alle 18. Di seguito le sue parole.
Sul Napoli e sulla partita: "Il Napoli è una squadra che ha avuto tanti problemi durante la stagione, soprattutto con gli infortuni di giocatori importanti. Grande merito a Conte per averli mantenuti a un livello alto. Negli ultimi anni sono cresciuti tanto e oggi hanno aspettative elevate. Stanno facendo una grande stagione, merito del gruppo e dell’allenatore. Sarà una partita importante, come tutte quelle giocate finora. Anche noi abbiamo avuto qualche difficoltà: Sergi Roberto non può giocare tutta la partita, Vojvoda è tornato ad allenarsi e, a parte Addai, siamo tutti a disposizione. Mi aspetto una bella gara, tra due squadre con grande mentalità e voglia di proporre calcio".
Sulla questione arbitri: "In Spagna se ne parla molto, in Inghilterra un po’ meno, ma è un tema presente ovunque. Non penso mai alla malafede: come ci sono allenatori e giocatori di livelli diversi, vale lo stesso per gli arbitri. Altrimenti non si dovrebbe nemmeno scendere in campo. Io cerco di migliorare anche nel comportamento in panchina: da quando sono più tranquillo, vedo che c’è più dialogo. Dovremmo aiutarci tutti. È un peccato quando si creano polemiche, perché l’arbitro dovrebbe essere la figura meno centrale: la gente paga per lo spettacolo. Non mi piace giudicare senza conoscere tutto. Ho visto l’episodio di Arteta, ma non lo trovo drammatico: magari in quel momento c’era difficoltà e qualcuno ha dato una mano, anche se non dovrebbe succedere. L’importante è non parlare di malafede e lasciarli lavorare".
Sul gol di Douvikas e sull’identità della squadra: "Il nostro stile di gioco resta quello, cambiano le strutture e gli interpreti. Alcuni giocatori ti danno soluzioni diverse a seconda dell’avversario. Contro il Genoa, una volta usciti dal pressing, si sono abbassati e abbiamo costruito con tranquillità. Ho rivisto il mio Como: mentalità e coraggio. Mi è tornata in mente la mia esperienza all’Arsenal, quando eravamo una squadra giovane con grandi aspettative. Non è semplice gestire quei momenti, soprattutto in contesti difficili come Genova, con uno stadio caldo e una squadra in fiducia. Eppure i ragazzi non si sono tirati indietro, non si sono demoralizzati. Nel secondo tempo ho visto una squadra compatta, solidale, pronta a fare una corsa in più. Questa è la strada: la solidità difensiva non si può sbagliare".
Sul lavoro con Conte e l’intensità degli allenamenti: "Ricordo bene i miei anni con Antonio, era un metodo molto diverso. Ma sì, ho imparato tantissimo. Mi ha fatto soffrire a livello fisico, per intensità ed esigenze, ma è quello che voglio anche io per la mia squadra, magari con modalità diverse. Dopo qualche mese di adattamento mi sentivo fortissimo fisicamente. Quando capisci e credi nel metodo, tutto cambia".
Su Sergi Roberto e il possibile futuro da allenatore: "Credo che oggi abbia ancora la testa da giocatore, anche se abbiamo parlato di questo. È un passaggio difficile, serve cambiare mentalità. Ha un’intelligenza superiore e penso possa diventare un grande allenatore. La nostra porta è aperta per tutti: vogliamo persone che condividano la mentalità del Como. Non è per tutti. Siamo ancora all’inizio del percorso, siamo giovani e dobbiamo imparare".
Su Lahdo: "A Genova ho pensato di inserirlo, soprattutto perché Da Cunha era diffidato, ma poi ho scelto Kuhn. È stato fermo per un problema dopo l’esperienza con la Svezia U19. Lo scouting crede molto in lui, è un ragazzo giovane ma il livello qui è alto. Deve continuare a lavorare e crescere, ma per il futuro abbiamo grande fiducia".
Sull’ipotesi Europa e Champions: "Sulla Champions non rispondo. Quando ho iniziato qui non sapevo se fossimo pronti. È uno step molto grande. Dobbiamo pensare partita dopo partita. Il mercato non è finito e non sappiamo dove arriveremo. Ci sono tante variabili, anche legate alle coppe. Io resto prudente: valuteremo tutto alla fine, ma oggi posso dire che stiamo facendo una buona stagione e che i ragazzi stanno crescendo tanto".
Su PSG-Bayern e sul calcio moderno: "Da allenatore soffri, ma da spettatore è stata una delle partite più belle che abbia mai visto. Una goduria. Mi ha fatto capire dove sta andando il calcio moderno: meno struttura collettiva e più duelli individuali, pressing, uno contro uno. Ho imparato tantissimo guardandola".
Sull'esempio di queste squadre: "Proviamo ad applicare alcune cose. Ho mostrato ai ragazzi video per confrontare ciò che facciamo noi con il meglio del calcio europeo. È importante vedere i migliori per crescere. Anche se alleni in un contesto diverso, devi sempre guardare in alto. Poi sta ai giocatori tradurre queste idee in campo. Questo è il nostro lavoro".
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