Il Como non è più una “provinciale” del calcio italiano. Con l’arrivo della proprietà della famiglia Hartono family, il club è diventato uno dei progetti più ricchi e strutturati del panorama europeo, passando dalla Serie D alla Serie A nel giro di pochi anni.

L’ultima stagione ha confermato la crescita: il Como ha chiuso il campionato con un quarto posto sorprendente, davanti a club storici come Milan e Juventus , pur non essendo tra le società con maggiore “potenza di fuoco” economica.

Dal punto di vista dei costi, il club ha raggiunto un monte-ingaggi vicino ai 90 milioni di euro, collocandosi al nono posto in Serie A. Una cifra importante, ma comunque inferiore rispetto alle big del campionato come Inter, Napoli, Milan e Roma, tutte sopra i 150 milioni circa di costo del personale.

Se si considera la spesa complessiva (stipendi più ammortamenti), il Como si attesta attorno ai 130 milioni, un livello comunque competitivo rispetto a molte realtà consolidate come Bologna o Lazio, ma ancora distante dalle grandi potenze economiche della Serie A.

Il progetto tecnico è guidato da Cesc Fàbregas, figura centrale non solo in panchina ma anche come parte attiva della struttura societaria. Sotto la presidenza di Mirwan Suwarso, il club ha costruito un modello organizzativo che punta su scouting, valorizzazione dei talenti e sviluppo del brand legato al Lago di Como.

Parallelamente, la proprietà ha investito attraverso la holding Sent Entertainment Limited, che ha convogliato centinaia di milioni di euro nel progetto, sostenendo anche la crescita di attività collaterali come academy, retail, digitale e turismo sportivo.

Nonostante i risultati sportivi in forte crescita, il club resta ancora in fase di espansione: i bilanci recenti hanno registrato perdite significative, segno di un progetto ancora in costruzione e fortemente dipendente dagli investimenti degli Hartono. Tuttavia, la direzione è chiara: trasformare il Como in un

Sezione: Focus / Data: Mer 27 maggio 2026 alle 09:30
Autore: Daniele Luongo
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