Fino a oggi la costruzione della rosa del Como seguiva una logica semplice: due giocatori affidabili per ogni ruolo. Con la Champions League, però, questo principio non basta più. Tre competizioni significano partite ravvicinate, trasferte internazionali, recuperi più difficili e un rischio di infortuni inevitabilmente maggiore. Fabregas avrà bisogno di una rosa più profonda.

ESPERIENZA IN MEZZO E DIETRO

Gli arrivi di Milla e Chalobah rispondono proprio a questa necessità. Non soltanto qualità tecnica, ma esperienza e personalità da portare dentro uno spogliatoio che si affaccia per la prima volta a un livello così alto. In Champions, avere giocatori abituati a determinate pressioni può diventare fondamentale.

LE FASCE COME ARMA

Il Como ha investito anche sugli esterni. Kaiki e Couto aggiungono freschezza, energia e caratteristiche utili a sostenere una squadra chiamata ad aumentare il numero delle rotazioni. Quando si gioca ogni tre giorni, avere giocatori capaci di garantire intensità può fare la differenza.

LA PROFONDITÀ SARÀ DECISIVA

La stagione non si vincerà soltanto con gli undici titolari. Anzi, sarà probabilmente la panchina a determinare quanto il Como riuscirà a restare competitivo nei momenti più difficili. La Champions cambia tutto. E il Como lo ha capito prima ancora di scendere in campo.

Sezione: Focus / Data: Sab 22 agosto 2026 alle 11:00
Autore: Daniele Luongo
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