Non ce ne sono tanti in giro come Cesc Fabregas. L’allenatore del Como, sul palco del Festival dello Sport, ha raccontato ancora una volta cosa rende speciale il suo percorso in riva al lago e perché abbia scelto di sposare fino in fondo il progetto del club.

Fabregas ha parlato di una società con una visione precisa, di idee chiare e soprattutto di persone nelle quali ripone la propria fiducia. «Preferisco crescere qui, valorizzare questi giocatori, far crescere l’identità di questo club», ha spiegato davanti alla platea, intervistato da Stefano Agresti ed Eleonora Boi.

UNA SCELTA NATA QUASI PER CASO

Il rapporto con Como è nato in maniera curiosa e inaspettata. Fabregas ha raccontato di essere stato diverse volte in vacanza sul lago, senza però sapere che la città avesse una squadra di calcio. Quando è arrivata la chiamata del club, però, la presentazione del progetto gli ha trasmesso qualcosa di diverso.

A convincerlo sono stati soprattutto l’ambiente, le persone e la sensazione di trovarsi davanti a un progetto costruito con passione. Fabregas ha quindi deciso di approfondire la storia della società e il suo legame con la città e con i tifosi. Una decisione, come ha ammesso lui stesso, presa soprattutto «di pancia».

Da quella scelta è cominciata una trasformazione a 360 gradi che oggi ha portato il Como a vivere una dimensione completamente diversa.

UNA PRECISA IDEA DI CALCIO

Alla base del lavoro di Fabregas c’è una filosofia molto chiara: giocare secondo le proprie idee, anche quando il risultato può essere negativo.

L’allenatore spagnolo ha spiegato di chiedersi prima di ogni partita «come voglio perdere». La risposta, però, non cambia mai: perdere giocando secondo il proprio stile, rispettando il modo di intendere il calcio nel quale crede.

Il progetto era partito anche da una visione del presidente legata al marketing, alla promozione di Como e del turismo attraverso un calcio propositivo. Fabregas ha poi avuto il compito di trasformare quella visione in un'identità tecnica, cercando persone e giocatori capaci di condividere la stessa idea.

E i risultati stanno dando ragione al progetto. Il Como è arrivato a giocare in Champions League e ora deve affrontare una sfida completamente nuova: giocare ogni tre giorni per tutta la stagione, gestendo una rosa nella quale diversi calciatori stanno vivendo un momento mai raggiunto prima nella propria carriera.

LA CRESCITA DEI GIOVANI VALE COME UN TROFEO

Tra i giocatori indicati da Fabregas come simbolo del progetto c’è Da Cunha. La sua crescita, secondo l’allenatore, è soprattutto merito del calciatore stesso, ma rappresenta perfettamente il tipo di profilo che il Como vuole costruire.

Giovani affamati, con l'ambizione di arrivare un giorno nei grandi club e con la convinzione di dover continuare a migliorare. È questo il modello sul quale il club vuole investire.

La ricerca dei giocatori, infatti, è un processo lungo e ragionato. Il Como prova a essere sempre avanti di almeno sei mesi, non concentrandosi soltanto sui nomi, ma soprattutto sulle caratteristiche dei calciatori che possono entrare nel progetto.

È anche questo uno dei motivi per cui Fabregas ha scelto di restare al Como nell’estate 2025, nonostante la possibilità di cambiare squadra.

Per un allenatore, i trofei sono spesso il metro di giudizio principale. Per Fabregas, però, la crescita di un giovane può avere lo stesso valore di una coppa. La crescita di Da Cunha, così come quella di Nico Paz e degli altri ragazzi, rappresenta per lui una soddisfazione enorme.

«La crescita sua e di altri per me conta come uno scudetto», ha spiegato, aggiungendo con ironia che ai giocatori è meglio non dirlo, altrimenti rischierebbero di rilassarsi.

Fabregas sente di avere un debito nei confronti di quei calciatori che hanno creduto in lui. Per questo vuole restituire loro tutto attraverso il lavoro quotidiano.

LA FORZA DI SAPER ASPETTARE

Il tecnico spagnolo ha citato anche l’Arsenal come esempio della forza della continuità. Nei primi due anni con Mikel Arteta, la squadra inglese ha chiuso due volte all’ottavo posto, prima di iniziare la crescita che l’ha portata ai vertici.

Secondo Fabregas, quella trasformazione è stata possibile perché il club ha avuto la pazienza di aspettare e continuare a lavorare.

Lo stesso principio deve valere per il Como. L’obiettivo è migliorare ogni giorno, conquistare piccole vittorie che magari non si trasformano immediatamente in trofei, ma che nel tempo possono fare la differenza.

La vera ambizione di Fabregas va però oltre i risultati immediati. Il suo desiderio è lasciare al club un'identità precisa, un modo di lavorare che possa rimanere anche nel momento in cui lui non sarà più l’allenatore.

IL TEMA DEGLI ITALIANI

Fabregas ha affrontato anche il tema della presenza degli italiani nella rosa del Como, una questione che negli ultimi tempi ha generato qualche discussione.

Secondo l’allenatore, i giocatori italiani di qualità esistono, ma spesso appartengono già a grandi squadre e hanno costi elevati. Ha ricordato inoltre come la promozione dalla Serie B sia stata conquistata con una squadra composta per il 95% da titolari italiani e come anche nella prima stagione in Serie A ci fosse una presenza importante di calciatori italiani.

Per Fabregas, quindi, non è corretto giudicare una società sulla base di una singola stagione.

Tra i giovani italiani sui quali il Como sta puntando c’è anche Mattia Liberali. La sua presenza in rosa, ha spiegato Fabregas, non è legata alla nazionalità, ma alle sue qualità tecniche e umane.

Personalità, carattere e capacità di giocare anche nelle situazioni difficili sono gli aspetti che hanno convinto l’allenatore. In questo momento Liberali deve fare i conti con una forte concorrenza, ma Fabregas ha chiarito che, se il giocatore farà le cose giuste, l’età non rappresenterà un ostacolo.

IMPARARE ANCHE DAGLI AVVERSARI

Infine, Fabregas ha parlato del rapporto con gli altri allenatori della Serie A e dei confronti che, in alcuni casi, sono stati anche piuttosto accesi.

Il tecnico ha ammesso di essere una persona molto emotiva e di commettere ancora tanti errori, ma proprio per questo considera fondamentale continuare a imparare.

Ha citato Gian Piero Gasperini come esempio di allenatore dal quale vorrebbe ricevere consigli. Fabregas ha spiegato che gli piacerebbe che un tecnico con tanta esperienza, dopo una partita, gli dicesse senza problemi dove ha sbagliato e per quale motivo.

È proprio questa la mentalità con cui Fabregas sta costruendo il suo percorso a Como: ascoltare chi ne sa di più, imparare dagli errori e trasformare ogni esperienza in un'occasione di crescita.

Perché il progetto del Como, nelle sue parole, non riguarda soltanto il presente. L’obiettivo è costruire qualcosa che possa continuare a esistere anche domani, con una precisa identità e un modo riconoscibile di fare calcio.

Sezione: Primo Piano / Data: Lun 05 ottobre 2026 alle 09:25 / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Daniele Luongo
vedi letture